Prevenzione al seno, un argomento importantissimo. Fra le donne il più frequente tumore è quello alla mammella: rappresenta il 29% di tutte le neoplasie, seguito da quello del colon-retto (13%), polmone (8%), tiroide (6%) e corpo dell’utero (5%). A riportare questi dati è «I numeri del cancro in Italia», volume curato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ed AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori). Secondo i dati diffusi da Istat è anche la prima causa di morte per tumore nelle donne, con 12.201 decessi. Ne consegue che la prevenzione ha un’importanza davvero rilevante, per giocare d’anticipo nei confronti di questa malattia.

Prevenzione al seno, in primis la mammografia

Fra gli strumenti utili per effettuare la diagnosi del tumore al seno troviamo al primo posto la mammografia. Stiamo parlando di una radiografia alla mammella, utile per scoprire la presenza di noduli, microcalcificazioni o altri segni di una possibile neoplasia. Questo esame viene effettuato gratuitamente a cadenza biennale per le donne con età dai 50 ai 69 anni e tale pratica rientra nel contesto dei programmi di screening organizzati dalle Aziende Sanitarie Locali con il Servizio Sanitario Nazionale. Così facendo sono identificate quasi nove neoplasie su dieci prima che risultati palpabili e gli strumenti di ultima generazione consentono anche di ottenere una grande sensibilità diagnostica, utilizzando nella minor misura possibile le radiazioni, ad una dose naturalmente non dannosa. In quest’ottica sta prendendo sempre più piede la mammografia digitale: questo esame permette di ottenere immagini ad una definizione più alta rispetto a quella analogica.

Come funziona l’esame

Facciamo un passo indietro e torniamo alla mammografia, cercando di capire come funziona nell’ottica della prevenzione al seno. L’esame è eseguito mentre il seno è compresso fra due lastre, per individuare la presenza di formazioni potenzialmente tumorali. Non ha particolari controindicazioni, ha una durata di 5-10 minuti. E non occorre nessuna preparazione specifica: nelle donne sotto i 40-45 anni di età, a causa della densità della ghiandola mammaria, tale indagine può risultare poco leggibile rispetto all’ecografia. In generale però è consigliabile effettuare il cosiddetto screening spontaneo, ovvero pianificare insieme al medico di fiducia un programma di controlli personalizzato anche prima dei 50 anni. In assenza di fattori di rischio specifici tutte le donne dovrebbero iniziare intorno ai 30 anni a sottoporsi a visita senologica ed ecografia annuali. Integrando dopo i 40 con una mammografia ogni uno o due anni, a seconda del consiglio del medico.

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L’importanza dell’alimentazione

Ancora una volta, quando si parla di salute, si torna a focalizzare l’attenzione sull’alimentazione. Cibarsi in modo sano e corretto è un forte alleato della prevenzione. La correlazione fra obesità e incidenza del cancro al seno è infatti dimostrata, soprattutto dopo la fine dell’età fertile. Come riportato dalla Fondazione Veronesi, diverse ricerche hanno rivelato che questo tipo di neoplasia è maggiormente diffuso nelle popolazioni che seguono una dieta ricca di grassi. Mentre gli alimenti tipici della dieta mediterranea (olio d’oliva, pesce azzurro, frutta, verdura, cereali) hanno un’efficacia preventiva. L’attività fisica può ostacolare la formazione del tumore. Le donne che svolgono regolarmente sport presentano una riduzione del rischio di ammalarsi di circa il 15-20%.

Lo sport e altri fattori

Questi effetti sono più evidenti in post-menopausa, ma praticare sport fin dall’adolescenza è in grado di diminuire l’incidenza di tumori che poi si svilupperebbero al termine dell’età fertile. Infine le mamme. Sono più protette, dato che sembra incidere favorevolmente sia il numero di figli sia l’età della gravidanza (prima avviene, più basso è il rischio). Il cancro del seno è meno frequente nelle donne che hanno avuto il primo bambino prima dei 21 anni. Mentre si considera un fattore di rischio partorire per la prima volta oltrepassati i 30 anni. L’allattamento al seno esercita inoltre un ulteriore effetto protettivo, perché consente alla cellula mammaria di maturare e completarsi, e la rende quindi più resistente.