Non ci sono più da qualche giorno i sigilli e la scritta “Area sottoposta a sequestro penale” al Lavagnone, a delimitare i terreni di cava sequestrati tra settembre e novembre dai Carabinieri forestali.

Il caso delle aree di cantiere Tav

A qualche giorno dal consiglio comunale che ha “conservato” lo spostamento di quattro aree di cantiere Tav da Campagna al Lavagnone, non c’è più il nastro bianco e rosso posto attorno all’ex cava Traversino, e alle due porzioni di terreno (in tutto 18mila metri quadri) che fanno parte delle quattro indicate, motivo per cui quattro liste di minoranza avevano chiesto una seduta di consiglio extra. Da qualche giorno si rincorrevano voci di un dissequestro di tutta la zona, che potrebbe voler dire la fine delle indagini dei forestali, in un senso o nell’altro. Questa incertezza è stata denunciata dalle minoranze di Pd, Progetto Lonato, 5 Stelle e Ritrovo Lonato, che ancora una volta spingono sul tema della delibera di luglio, e sullo spostamento concesso “senza adeguate garanzie finanziarie e tecniche”.

Si attendono gli sviluppi

Le forze politiche non si sbilanciano ufficialmente, e nemmeno il sindaco Roberto Tardani: “Ad oggi non mi sono arrivate comunicazioni ufficiali in merito”. Manca quindi anche la certezza della fine del “caso”. La maggioranza ha sempre difeso la propria scelta di spostare le aree da Campagna al Lavagnone per decongestionare il traffico, appoggiata in questo caso da Silvia Razzi (Lonato Oggi) che ha definito “panna montata” tutta la vicenda del ritiro delibera, rivendicando una linea garantista seguita dal suo gruppo.

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