Stefano Zane, capogruppo di Scelgo Salò, chiede che venga revocata la cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini tramite una mozione che verrà presentata nel consiglio comunale dell’8 aprile.

Il testo della mozione

«Venuti a conoscenza da un recente articolo di stampa che nel 1924 è stata concessa la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e che tale concessione, mai revocata, rappresenta a livello storico e politico un grande significato simbolico tenuto conto in particolare degli eventi che portarono la Città di Salò a rappresentare simbolicamente uno dei momenti più bui della nostra storia, con la presente mozione si chiede che il Consiglio Comunale nella seduta del prossimo 8 aprile 2019 revochi tale cittadinanza onoraria».

L’articolo al quale si riferisce Zane è apparso sul Corriere della Sera

L’articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 23 marzo e porta la firma del giornalista Pino Casamassima

Di seguito il testo dell’articolo:

«Mantova l’aveva fatto un anno fa. Pochi giorni orsono ha replicato Bergamo. Revocare cioè la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Provvedimenti presi nonostante i meriti riconosciutigli da Antonio Tajani, vale a dire dal Presidente del Parlamento Europeo. Un’infelice uscita pubblica a Radio 24 – quella del vicepresidente di Forza Italia – poi corretta («Da convinto anti-fascista mi scuso con tutti coloro che possano essersi sentiti offesi dalle mie parole, che non intendevano in alcun modo giustificare o banalizzare un regime anti-democratico e totalitario»), ma il danno era ormai fatto.

Soprattutto agli occhi di chi direttamente o indirettamente ha patito conseguenze di diversa natura ed entità dal regime insediatosi nel 1922. Due anni dopo – in buona sostanza quando la fascistizzazione dello Stato non era ancora compiuta – l’amministrazione comunale di Salò corse a conferirgli la cittadinanza onoraria. Onorificenza tuttora in essere. Come tuttora in essere è quella di Brescia. Per Salò va detto che si trattò di una sorta di auto conferimento, nel senso che il 23 gennaio 1924, Mussolini sciolse il consiglio comunale salodiano, nominando in sua vece una Commissione straordinaria presieduta da Giovanni Tafuri.

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E fu sotto quella presidenza che avvenne cotanto conferimento. Non sappiamo in quale percentuale gli oltre 8000 comuni italiani abbiano fra i loro “cittadini d’onore” Mussolini, ma per quel che specificamente ci interessa, chiediamo formalmente sia al comune di Brescia che a quello di Salò, di provvedere quanto prima alla cancellazione di quel conferimento.

Non è difficile intuire quanto il nome di Salò possa avere importanza in questo contesto. Ovviamente, estendiamo la richiesta a tutta la provincia di Brescia, che proprio per il colpo di coda finale del nazifascismo dei famigerati 600 giorni di Salò, patì le peggiori conseguenze. Fra le motivazioni che giustificano il conferimento della cittadinanza onoraria c’è il prestigio che a quel territorio ha portato chi ne viene gratificato. Per quanto riguarda Brescia, ci sfuggono i vantaggi, per quanto riguarda Salò, è facilmente verificabile il danno: sappiamo bene, infatti, che nell’immaginario collettivo il nome Salò riverbera storicamente uno dei periodi più nefasti della storia d’Italia, se non il più nefasto, dalla sua unità nel 1861. Stiamo ovviamente parlando di forma, non di sostanza. Nel senso che sia il conferimento di una cittadinanza onoraria, sia la sua alienazione attengono alla forma, ma in alcuni casi la forma diventa sostanza e questo è proprio uno di quei casi. Se conferire quella onorificenza è un atto fortemente simbolico e di prestigio, toglierla ha carattere specularmente uguale e contrario. Attendiamo conferme dai comuni bresciani» ha così concluso Casamassima.

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