Ordinanze profughi: sei Comuni bresciani le hanno revocate dopo le pressioni del Prefetto Vardè. Le prese di posizione dei primi cittadini avevano scatenato anche i ricorsi di Cgil, Asgi e Fondazione Piccini decisione inaspettata dei sindaci

Ordinanze profughi

I migranti accolti in diversi centri abitati avevano scatenato reazioni molto differenti tra i vari primi cittadini bresciani. Pochi giorni fa, in merito alle ordinanze anti profughi varate da sei sindaci leghisti, è intervenuta la Prefettura. I provvedimenti sono stati bloccati perché, secondo il rappresentante locale del Governo “presentano chiari profili di illegittimità”.

Passo indietro per sei Comuni

Capriano del Colle, Dello, Pontevico, Castelcovati, Marone, Piancogno. Questi sei Comuni avevano stipulato la specifica ordinanza per limitare il soggiorno di immigrati. Ora invece sono ritornati al punto di partenza. I primi cittadini volevano venire a conoscenza dell’arrivo, sul loro territorio, di rifugiati in case o strutture alberghiere affittate da privati o cooperative. “Problemi di salute pubblica”. Questo è uno dei motivi delle ordinanze attraverso cui i sindaci minacciavano anche multe fino a 5mila euro se non fossero stati informati. E inoltre possibili denunce penali.

Leggi anche:  Autonomia Lombardia, Fontana al Meeting di Cl: "Non penalizza il Sud" VIDEO

Le revoche

Le revoche sono arrivate questa settimana con la certezza di maggiori controlli sul territorio. In realtà, una mossa che sembrerebbe stata obbligata anche da altri fattori. Dopo i ricorsi presentati da Cgil, Asgi e Fondazione Piccini sulle ordinanze, è toccato alle ineluttabili pressioni dal prefetto di Brescia Annunziato Vardè.

Anche se il dialogo resta sicuramente la strada percorribile. “Grazie alla proficua collaborazione con l’assessore regionale Simona Bordonali ho chiesto espressamente la loro revoca”, ha spiegato Vardè. il prefetto a confermato  le sinergie con gli Enti locali. “Abbiamo costruito una task force appena mi sono insediato che sta funzionando. Stiamo ispezionando tutte le strutture d’accoglienza, svolgendo delle verifiche anche sulla fornitura dei servizi”