L’eventuale dissequestro non significa che “il caso è chiuso”. Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Progetto Lonato e Ritrovo Lonato rispondono con un comunicato congiunto alle voci dei giorni scorsi su un dissequestro dell’ex discarica Traversino e di due aree individuate per il futuro cantiere Tav, tra Lavagnone e Campagnoli. Voci confermate dai documenti diffusi giovedì pomeriggio dal quinto gruppo di minoranza, Lonato Oggi, che fin dall’inizio non ha aderito alla protesta e ha parlato di “carro davanti ai buoi” sull’intero caso: l’azienda proprietaria Vezzola ha segnalato l’avvenuto dissequestro al Comune.

Ad oggi “nulla è ufficiale”

I gruppi di minoranza denunciano: due settimane prima dell’ultimo consiglio comunale, il 15 gennaio, i forestali hanno acquisito dall’Ufficio tecnico documenti sulle autorizzazioni rilasciate alla ditta Vezzola per il riempimento dell’ex laghetto di cava. “Se con l’accesso agli atti l’ha saputo la minoranza, siamo certi che la maggioranza ne fosse al corrente. Non ci risulta che la Procura abbia ufficializzato il dissequestro, notizia che l’Amministrazione ha sparso nel frullatore dei social network. L’ipotetico (il comunicato è di stamane, ndr) dissequestro non garantisce che il lavoro della Procura sia finito, ma probabilmente indica solo che le indagini sono terminate”.

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Le quattro liste chiedono chiarezza

I consiglieri firmatari sono Daniela Carassai (Ritrovo), Andrea Locantore e Flavio Simbeni (Progetto), Rossella Magazza (5 Stelle) e Paola Perini (Pd), che avevano chiesto in un’apposita seduta di consiglio di ritirare lo spostamento di quattro aree di cantiere Tav da Campagna al Lavagnone. “Le nostre azioni non sono rivolte alla ditta in quanto tale, cercano solo di ottenere chiarezza su quanto sta succedendo sul nostro territorio, già ricco di discariche abusive di rifiuti tossici e non”.

Lo spostamento di quattro aree logistiche nelle cave, a detta dell’amministrazione e in particolare dell’ex assessore ai Lavori pubblici Oscar Papa, oggi consigliere, era dettato dalla necessità di sgravare del traffico la frazione Campagna, dove dovrebbe iniziare la lunga galleria del tracciato Tav Brescia-Verona. Per la maggioranza, l’eventuale ritiro della delibera sullo spostamento avrebbe creato problemi futuri in caso di chiusura senza conseguenze delle indagini sulle cave al Lavagnone.