Cinque consiglieri di opposizione condannano l’applicazione del daspo urbano a Lonato contro tredici attivisti No Tav. Sono i membri di minoranza Daniela Carassai (Ritrovo Lonato), Andrea Locantore e Flavio Simbeni (Progetto Lonato), Rossella Magazza (5 Stelle) e Paola Perini (Partito democratico).

Le motivazioni

“Il Daspo urbano colpisce chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza o esercita il commercio abusivo/l’attività di parcheggiatore. Può poi essere allontanato chi ha precedenti per spaccio o consumo di droghe o alcol da locali, uscite di scuole o comunque zone sensibili. Se quindi il regolamento non prevede il Daspo per aver esposto una bandiera e uno striscione durante un dibattito pubblico, in nome di cosa è stato dato il Daspo dal sindaco e dalla Polizia locale?” E’ il passaggio principale della nota delle minoranze, che parlano di clima politico intimidatorio con “attacchi personali alle minoranze quando diventa difficile argomentare sui fatti, e censura delle idee contrarie all’amministrazione”. I consiglieri chiedono anche le dimissioni dell’assessore Roberto Vanaria, coinvolto nella lite con i militanti giovedì scorso, anche se l’esponente della Lega ha sempre negato di aver alzato le mani.

Un nuovo consiglio

I cinque consiglieri attendono la convocazione di una seduta, la prima del 2019, per ritirare il contestato spostamento di quattro aree di cantiere Tav che da Campagna erano state trasferite tra Castel Venzago e Lavagnone. Due di queste oggi sono sotto sequestro, quando i cantieri ancora non si vedono, motivo per cui Perini, Magazza, Simbeni, Locantore e Carassai hanno richiesto ufficialmente la seduta in una lettera inviata per conoscenza anche al Prefetto di Brescia oltre che al presidente del consiglio Nicola Ferrarini.