Niente ritiro, come chiedevano quattro gruppi di opposizione, per la delibera di luglio che spostava al Lavagnone quattro aree di cantiere per la linea Tav.

La maggioranza difende la scelta

Per l’amministrazione hanno parlato il sindaco Roberto Tardani, il consigliere delegato ai Lavori pubblici Oscar Papa e il collega Michele Vitello: tutti concordi sul fatto che la delibera è legittima e quindi non ci può essere la cosiddetta “autotutela” da parte del Comune, e che dall’autorità giudiziaria finora non sono arrivate comunicazioni sul tema.

Papa aggiunge: “Quella scelta era stata fatta per sgravare Campagna da un aumento del traffico pesante, che la frazione non può permettersi. In ogni caso, l’area sequestrata è di 18mila metri quadri sui 100mila totali dell’area scelta, al cospetto di quasi 500mila metri di cave Vezzola”. L’assessore alla Polizia locale Roberto Vanaria è tornato sul caso del Daspo urbano dopo la lite alla conferenza Coldiretti, respingendo le accuse e aggiungendo: “Noi abbiamo sempre dato la disponibilità delle sale civiche ai No Tav, loro sono venuti a interrompere una conferenza pubblica in municipio”.

L’ingresso dei comitati

Dopo un presidio in piazza, iniziato alle 19.30, i comitati No Tav hanno intonato cori dalla piazza poco dopo le 20, per poi entrare in aula e seguire, inizialmente in silenzio, la seduta. Gli animi si sono scaldati in due occasioni, quando il sindaco ha chiamato in causa durante il suo intervento, dandogli del tu, un militante (che da regolamento non avrebbe potuto rispondere) e quando, dopo il voto poco prima delle 22, sono stati scanditi cori contro il Tav e “vergogna” all’indirizzo della maggioranza.

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Presenti in sala Polizia locale e Polizia di Stato, che però non hanno dovuto intervenire per scontri “fisici”.

Le minoranze non ci stanno

Esclusa Silvia Razzi (Lonato Oggi), contraria alla richiesta di ritiro della delibera che a suo dire nasce “sulla scorta di articoli di giornale”, il resto delle opposizioni attacca. In particolare è Daniela Carassai (Ritrovo Lonato) ad accusare l’amministrazione di “non aver preso atto del fatto che c’è un’area di cantiere sequestrata, vicino a una potenziale bomba ecologica come l’ex discarica Traversino” mentre Paola Perini (Pd) attacca sulla mancanza di garanzie economiche e tecniche sul cantiere, ricordando che il voto non era pro o contro il Tav e chiedendo con una domanda retorica: “Costruireste casa vostra su un’area sequestrata o potenzialmente inquinata?”.

Ritiro alla fine respinto con 11 voti contrari, Razzi e la maggioranza, e 5 voti favorevoli (Carassai, Perini, Andrea Locantore e Flavio Simbeni di Progetto Lonato e Rossella Magazza del Movimento 5 stelle).

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