Si smaltiranno per via politica i tempi burocratici del referendum, giudicato ammissibile alla fine dello scorso anno. Fortemente voluto dalle amministrazioni locali.

Questa la conclusione che le diverse parti in causa hanno preso a seguito di un tavolo di confronto tra istituzioni provinciali e Comitato Referendario per l’acqua pubblica, svoltosi negli scorsi giorni.

Il tavolo: referendum forse in autunno

Come riporta in un comunicato stampa il Comitato Referendario:

Nell’incontro, pur nel rispetto delle rispettive posizioni, si è giunti ad una soluzione che garantisce il rispetto delle norme e l’interesse di entrambe le parti in causa. Si è pertanto deciso di procedere di comune accordo attraverso una modifica ad acta del regolamento
provinciale dei referendum per superare l’impasse del rispetto delle scadenze. Tale  regolamento transitorio, che dovrà essere approvato dal Consiglio Provinciale, permetterà lo svolgimento in autunno della consultazione referendaria. Per quanto riguarda le risorse necessarie, seguendo anche i nostri suggerimenti come per esempio, la riduzione dei componenti dell’ufficio dei seggi, l’accorpamento dei seggi e la possibile consultazione elettronica, vista la semplicità della consultazione referendaria con un quesito volutamente atecnico trattandosi di un referendum consultivo, ci è resi conto che pur importante l’esborso è notevolmente ridimensionato rispetto alle cifre che si sono dichiarate.

Il costo e la gestione

Il nuovo costo è stimato a 1 milione di euro. Ma la vera incognita saranno i provvedimenti da prendere una volta che il referendum sarà fatto, ovviamente in caso di esito positivo.

“Se la scelta dei bresciani ci premierà – continua il comunicato stampa – la nostra volontà è di presentare dei modelli gestionali in grado di essere efficaci ed efficienti meglio di quanto non lo siano oggi le società pubblico-private attive oggi sul mercato italiano e bresciano”.

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Cosa vede il Comitato dopo

Archiviata quindi la questione della diffida al presidente Mottinelli, la vigilanza del Comitato “continuerà”.

Si è parlato anche della questione del finanziamento alle opere di depurazione. Come è possibile evitare di farle finanziare a privati?

Secondo il Comitato c’è stata “poca trasparenza” da parte degli amministratori su questa possibilità, che al Comitato sembra percorribilissima. “Appare evidente che l’azzeramento delle infrazioni in queste aree non siano in capo ai gestori che pure hanno incassato oneri milionari non dovuti ma saranno in capo ai cittadini”. Si parla infatti di 30 milioni di Euro stanziati dal DGR del 26.02.2018 per una serie di interventi sulle infrastrutture Idriche della Lombardia.

L’altra cosa da notare è la differenza che risulta esservi tra l’importo imputato
all’opera da parte dell’aato nel programma degli investimenti e quanto invece indica come costo dell’opera la Regione Lombardia. Questi dati sono facilmente ricavabili dal sito dell’AATO di seguito indicato. (http://www.aato.brescia.it/sites/default/files/allegati/documenti/5997/allegato_2_-
_interventi_previsti_per_i_servizi_fognatura_e_depurazione.pdf ). A questo punto abbiamo molti dubbi su quali dati fare affidamento. Questa è una domanda che rivolgiamo al direttore dell’AATO Dr. Zemello. Una cosa è certa i privati non finanzieranno le opere di depurazione e fognature pertanto la scelta di un partner privato ha l’unica funzione di privatizzare definitivamente il ciclo idrico integrato di Brescia regalando un servizio a tariffe crescenti, senza rischio d’impresa in situazione di monopolio puro.