Trenzano al centro di una storica ricerca artistica che vede protagonista la parrocchiale e un misterioso monaco artista, dimenticato dalla storia.

Le tracce del pittore cappuccino del Seicento

In pochi conoscono padre Gian Franco Benigni, che sui manuali di storia dell’arte, prende anche nome di Gian Franco Benigni da Pralboino. A Trenzano però, da svariate decadi, i fedeli e chi venera il santo patrono San Gottardo conoscono molto bene la pala della “Madonna con il Bambino venerata dai Santi Michele Arcangelo, Martino Vescovo, Francesco d’Assisi e Bonaventura” che nella chiesa del Convento dei Cappuccini, nella frazione trenzanese ebbe la sua creazione. Il dipinto di Trenzano ha innescato negli ultimi mesi, una ricerca nazionale, quando alcuni esperti dell’arte e alcuni critici cercavano invano un pittore cappuccino che in molte chiese e abbazie delle Marche aveva dipinto svariate madonne e altri capolavori artistici. Questi capolavori portavano solamente la scritta “Franc. Capvcc. Brixiensis”.

Sulle tracce dell’artista

Le ricerche partite da Esanatoglia (Mc) e Filottrano (An) hanno condotto fino alla bassa bresciana. Qui anche grazie all’intervento di alcuni componenti del comitato “Associazione Amici Fondazione Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio” i ricercatori delle Marche hanno bussato alla porta dell’arte trenzanese, trovando il misterioso artista cappuccino. Paragonando le opere si è scoperto, che il religioso operò in Brescia e nel Centro Italia, toccando anche le provincie di Ascoli Picieno e Rieti. Arrivando fino in Umbria dove al museo di Assisi sono conservate alcune opere del maestro locale, attribuite ad altri pittori dell’epoca. Il lavoro, coordinato dall’architetto presidente Dezio Paoletti e dal trenzanese Giacomo Ghilardi, ha permesso di far chiarezza e di smentire alcune confusionarie attribuzione, date a colleghi o maestri come Giacomo Palma il Giovane.

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La scoperta ha portato a scoprire altri capolavori nella zona, non solo nel Comune di Trenzano. Tra i paesi visitati artisticamente da padre Benigni anche Botticino, Mura, Bovegno, Edolo, Iseo, Erbusco, Cologne, Gottolengo, Gambara, Maclodio e altri nella zona. Da Corzano, dove c’era il primo convento cappuccino della zona, l’artista nato nel 1598 si spostò nelle campagne a nord di Trenzano, per sviluppare il convento che ancora oggi da il nome alla località. Dopo aver imparato e attinto dai maestri veneti, lavorò nelle Marche per poi finire i suoi giorni sul confine con elvetico, lavorando all’Aprica e a Tirano, dove morì.

Sulle Alpi e il libro

La scoperta e il paragone tra le opere bresciane e quelle marchigiane apre un nuovo fronte di ricerca. Le già catalogate opere confrontate sono divenute un libro curato e scritto da Sandro Guerrini. In molti, soprattutto sacerdoti, hanno aiutato le ricerche. Alcuni teorici però credono che tra le vette delle Alpi, visto la velocità di realizzazione del consacrato artista, si nascondano ancora capolavori del dimenticato maestro cappuccino.

Trenzano al centro di una storica ricerca artistica
Trenzano al centro di una storica ricerca artistica. La pala della parrocchiale