In dialetto bresciano si chiamano «pütine» ma in italiano sono conosciute come «rosolacci». Sono una verdura che prende il nome dal colore del fior di papavero che le rende facilmente riconoscibili al momento della fioritura.

Dove si raccolgono

Anche i bambini infatti sanno individuare il papavero quando è in fiore, ma non è così facile riconoscere le giovani e tenere piantine adatte per il consumo, che si raccolgono solitamente agli inizi della Primavera e spesso possono essere confuse con altre erbe selvatiche molto simili. Occorre una buona dose di occhio ed esperienza, cosa scontata per le nostre nonne, ma non facile da riscontrare nelle giovani generazioni che spesso conducono una vita lontana dal mondo naturale. La pianta del papavero o rosolaccio ha foglie molto fitte, disposte a rosetta piatta, irregolarmente incise, morbide e ricoperte da una fitta peluria.

Come si raccolgono

Per la raccolta, si taglia il ciuffo rasente al terreno, ma si può anche sradicare senza timore in quanto è una pianta piuttosto invasiva e facilissima alla ricrescita. Ha un sapore caratteristico, più dolce di altre erbe spontanee ed è ottima come contorno. Tra le ricette più note quella di Silvia Tosoni, nonna di nipoti e pronipoti ormai adulti, nata e vissuta nella campagna di Vighizzolo a Montichiari, un piatto semplice, di facile esecuzione e di sicuro successo.

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La ricetta

Le piantine, appena raccolte in primavera, vanno fatte scottare in acqua bollente con una punta di bicarbonato, scolate e raffreddate in acqua corrente. Dopo aver preparato un soffritto con burro, olio, cipolla, aggiungere le «pütine» e completare con un po’ di spezie, concentrato di pomodoro, acqua, sale. Non far cuocere più di 15 minuti ma solo il tempo necessario per amalgamare gli ingredienti.