Si erano finte imprenditrici agricole per ottenere fondi pubblici, due donne originarie della Val Camonica, per la precisione nei paesi di Berzo Demo e Temù.

Il primo caso

Nel maggio 2012 a Berzo Demo la ragioniera Marina Bernardi, 45 anni, sorella dell’attuale sindaco Giovan Battista, aveva ottenuto 225 mila euro di soldi pubblici, più altri 35 mila come giovane imprenditrice, per creare l’azienda agricola Biancolatte, dedicata all’allevamento di vacche e alla produzione casearia. L’ottenimento dei fondi implica per legge che il progetto duri almeno cinque anni, ma già dal 2017 la produzione si era fermata, ed il fienile trasformato in un grande salone utilizzato per feste di rappresentanza e incontri anche politici. Gran parte dei materiali edili utilizzati per la costruzione dell’azienda agricola, inolte sono stati forniti dalla ditta individuale Bernardi, diventata poi Bernardi srl, di cui sono soci al 45% la stessa Marina, il fratello-sindaco Giovan Battista e al 10% lo zio. 

Il secondo episodio

A Temù invece Michela Tomasi, figlia dell’ex consigliere regionale Pd Corrado, con la società agricola Donec aveva ottenuto quasi 54 mila euro di fondi pubblici per la realizzazione di una stalla per equini. A cui, anche in questo caso erano stati aggiunti 38 mila euro di contributi per i giovani agricoltori. La verifica però ha dimostrato come le colture e gli equini presenti siano insufficienti a mantenere una unità lavorativa annua, pari a 1.800 ore. Nelle foto in possesso degli ispettori dell’Agenzia regionale dell’Anticorruzione inoltre la stalla ha le stesse caratteristiche delle villette per uso privato.

Le pene

La ricostruzione, su cui ora indaga la Procura, è stata fatta dall’Arac, ed ha portato Regione Lombardia a chiedere alle finte imprenditrici di restituire i fondi ricevuti. Con l’atto 12327 il Pirellone decurta anche i finanziamenti concessi come ulteriore contributo per i giovani agricoltori. La Bernardi dovrà, dunque, restituire oltre ai soldi ricevuti, altri 23 mila euro. Per quanto riguarda invece la Tomasi, dovrà restituire in tutto 73 mila e 57 euro.

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