«E’ già da molto tempo che durante la notte, anzi, spesso al mattino presto, mi sveglio e la mia mente si chiede sempre per quale motivo senta la voglia di tornare a Todomè». Inizia così l’intervista a Luigi De Munari, desenzanese che il primo di gennaio tornerà nel villaggio del Togo per dare seguito alle numerose iniziative di Progetto 3T. Cosa significano quelle tre lettere? Togo, Todomè e Teophilo. Questa Onlus rappresenta un gruppo di persone che col tempo, e non con pochi sforzi, nel 2000 è riuscito a creare un ponte di solidarietà fra il Garda e l’Africa. Todomè è un piccolo villaggio inserito nel mezzo della Savana, a 600 metri di altezza sull’altopiano del Togo, in Africa. «Al nostro arrivo in terra africana, nel 2000, il problema dell’acqua potabile si poneva con gravità. La popolazione consumava l’acqua del vicino fiume, anche se inquinata, per gli usi domestici e per la pulizia personale, causando gravi parassitosi intestinali. Gli abitanti percorrevano la distanza che separa il fiume dal villaggio (circa 600 mt.) più volte al giorno, trasportando l’acqua con grossi recipienti, che arrivano a pesare anche 40 kg, tenendoli appoggiati sulla testa.

L’assistenza sanitaria – continua a spiegarci – era affidata ad un piccolo dispensario dove lavorava qualche ora al giorno una volontaria sostenuta dalle offerte degli abitanti. Il luogo era fatiscente ed umiliante per le persone che vi venivano curate». Dal 2000 ad oggi i volontari di Progetto 3T visitano puntualmente Todome con un preciso obbiettivo: avviare un processo di sviluppo capace di avere dei mezzi sufficienti per creare al suo interno l’anima della propria crescita e portare gli abitanti di all’autosufficienza alimentare culturale e socio sanitaria. «Abbiamo costruito ponti, pozzi e strade. Abbiamo insegnato loro alcuni fondamenti di agraria per ottimizzare le coltivazioni. Anche io – continua a spiegare Luigi Demunari – ho aiutato sin dall’inizio a portare elettricità nelle case. Tuttavia non è questo ciò che mi spinge a tornare in Africa. Il vero piacere non è materiale, non lo trovo nei soli risultati dello sviluppo che Todomè è riuscita a costruire in oltre 17 anni di attività. Ciò che mi spinge a tornare in Africa è qualcosa di interiore: il loro cuore, la loro amicizia, i loro usi e costumi, mangiare con loro, ballare con loro…». A Luigi questo è rimasto più impresso di Todomè, il modo in cui tutti, uomini donne o bambini, amino cantare e ballare: «Sono rimasto immediatamente colpito dall’accoglienza del villaggio al nostro arrivo. Ogni occasione di festa si traduceva in danze e anche noi del 3T, specialmente dopo un bicchiere di vino, amavamo unirci alle loro tradizioni. Negli anni abbiamo portato loro la conoscenza tecnica e tanti dei loro problemi sono stati risolti: la costruzione di lunghe tubature, pozzi e vie d’accesso alla città ha migliorato molto lo stile di vita del loro villaggio. A questo aiuto allo sviluppo loro hanno risposto dandoci tutto il loro calore umano».

Una piccola nota amara, Luigi, la mette: «Oggi l’amore per il canto e la danza sembra sia un po’ calato. Qui sta la mia sfida personale, e spero la sfida di 3T: recuperare la parte bella di Todomè, perché il canto e il ballo scorre nel loro sangue. Spero che si riesca a non perdere questa tradizione, un aspetto della loro anima che ogni volta mi spinge a tornare a Todomè. L’occasione migliore per recuperare questa loro peculiarità è organizzare una festa e condividere con loro parte delle loro tradizioni». Il primo gennaio intanto Luigi partirà, porterà quel lato solidale del Garda nel continente nero: «Abbiamo tolto tanto all’Africa, abbiamo il dovere di riparare».

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Da GardaWeek del 24 novembre