Si sono concluse le indagini sulla truffa degli alpeggi in Val Camonica, denunciati una famiglia di imprenditori bergamaschi e amministratori locali.

La fine delle indagini iniziate nel 2017

Giunge a termine una complessa e prolungata indagine avviata dai i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia nell’estate del 2017. L’attività investigativa, abilmente condotta dai Carabinieri Forestali di Breno, trae origine da sospette concessioni di alpeggi e malghe ad imprenditori della bergamasca da parte di alcune amministrazioni locali a canoni di locazione esorbitanti che di fatto escludevano la tradizionale piccola imprenditoria locale che per anni aveva avuto in concessione tali terreni per il pascolo estivo degli animali, creando un vero e proprio cartello del malaffare.

Gli alpeggi interessati

In particolare gli alpeggi interessati dall’indagine sono stati quelli di Malga Zumella del Comune di Paspardo e Malga Frisozzo del Comune di Cimbergo. Gli inquirenti attraverso numerosi sopralluoghi in loco, acquisizioni documentali, analisi dei conti correnti ed attività di intercettazione telefonica sono riusciti a scoprire un complesso sistema finalizzato alla frode dei contributi europei. L’indagine, coordinata in principio dal P.M. Ambrogio Cassiani della Procura di Brescia e successivamente, a seguito del passaggio del fascicolo alla Procura della Repubblica di Bergamo dal P.M. Fabrizio Gaverini, ha portato a scoprire una serie di giovani prestanome, che avevano accesso ai rilevanti vantaggi e alle agevolazioni previste dalla normativa agricola settoriale. La frode è consistita nella fittizia conduzione degli alpeggi, infatti quei terreni non hanno mai visto animali al pascolo, ma nonostante ciò sono piovuti dall’U.E. più di 500 mila euro di contributi per i soli anni 2016 e 2017. Il sistema inoltre prevedeva, attraverso apposite perizie giurate dal contenuto sostanzialmente falso, l’aumento esponenziale delle superfici dichiarate a pascolo, ad esempio alcuni terreni oltre i 2800 m.s.l.m. dichiarati pascolati avevano pendenze superiori al 50%, impraticabili anche a provetti alpinisti.

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Caduti nella rete degli inquirenti 7 soggetti, tra pseudo imprenditori agricoli, liberi professionisti e amministratori locali.

Grazie all’’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Bergamo sono stati recuperati e sottoposti a sequestro alla famiglia di imprenditori truffaldini circa 500.000 euro tra case, auto di lusso e conti correnti.

Il reato contestato nei confronti di detti soggetti è la truffa aggravata ai danni dello Stato, relativamente all’indebita erogazione di contributi europei destinati all’agricoltura. Tra gli altri indagati, per il reato di abuso di atti d’ufficio, spiccano altresì soggetti appartenenti all’amministrazione comunale che in virtù della propria posizione pubblica avrebbero di fatto agevolato il sistema truffaldino.

Tali indagini si auspica possano ristabilire una corretta concorrenza nel già fragile tessuto produttivo di zone di alta montagna, favorendo lo sviluppo di “vere” realtà locali che possano portare benefici concreti al territorio.

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