Brillante operazione da parte dei carabinieri della Compagnia di Cles, in Trentino. Nei guai sono finiti tre “bresciani” residenti a Pontoglio, Rovato e Coccaglio. Sono Klajdi Vrioni, albanese classe 1993 di Pontoglio, il connazionale Amarildo Ratund, classe 1992, e il macedone del 1988 Muhamet Ene.

Traffico di droga dall’Albania alla Franciacorta

Una struttura ramificata ed altamente efficiente, articolata e non rudimentale. È così che il Giudice per le Indagini
Preliminari del Tribunale di Trento – nella sua ordinanza di custodia cautelare, accogliendo le richieste del Sostituto procuratore Davide Ognibene – qualifica l’organizzazione criminale individuata dai Carabinieri della Compagnia di Cles, i quali, nel corso di oltre un anno di indagini, hanno documentato più di 1.500 cessioni di sostanza stupefacente delineando un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti di diversa natura, prevalentemente cocaina di elevata purezza e marijuana. Operazione durante sono stati sequestrati circa 400 grammi di cocaina, altrettanti di marijuana, 50 grammi di hashish, come pure MDMA in cristalli e pasticche di ecstasy. L’inchiesta, avviata alla fine del 2017 con il sequestro di alcuni quantitativi di droghe sintetiche acquistate ricorrendo al deep web (è da questo dettaglio che trae spunto il nome attribuito all’inchiesta, POSTALMARKET), ha consentito di documentare, per mezzo di numerosi servizi di osservazione e pedinamento molte volte condotti “a riscontro” di attività di intercettazione telefonica e di localizzazione delle utenze medesime, ruolo e condotta dei diversi indagati, alcuni dei quali già gravati da specifici precedenti, ovvero un autentico traffico di droga che dall’Albania veniva canalizzata verso le provincie di Trento, per essere smerciata nelle Valli del Noce (prevalentemente in Val di Non), e di Brescia.

L’organizzazione criminale

Il grave reato di natura associativa viene contestato a 12 dei 18 destinatari del provvedimento, 8 albanesi e 4
italiani. Sono gli stranieri ad occupare i vertici della strutturata organizzazione. Il traffico di droga è diretto (dall’Albania, dove è tornato a stare dopo aver trascorso un periodo della sua vita in Italia) da G.V. Due compagini parallele, una operante in Val di Non, a Ronzone, l’altra nel bresciano, costituiscono i successivi livelli dell’associazione. A quella operante in Trentino ne è subordinata un’altra, composta da consumatori di droghe, e deputata prevalentemente alla cessione ed al reperimento, per lo smercio, di droghe sintetiche acquistate ricorrendo al dark web, in forma anonima e tramite corriere. Il “gruppo noneso” ha poi indirizzato il proprio interesse verso la piazza di spaccio di Bolzano, affidandosi a connazionali per poter riscuotere del necessario supporto, operativo e logistico. Il lavoro portato avanti dai militari della Compagnia di Cles ha in sostanza delineato un esteso e ben organizzato giro di droga, interpretando il ruolo di ogni protagonista. Mai, prima d’ora, a consorterie delinquenziali attive in Val di Non era stata contestata una forma di reato “associativo”.  Lo stupefacente immesso sul mercato dagli associati, come detto, è di “alta qualità” (di questo gli indagati se ne fanno vanto) e, per questo, è venduto ad un prezzo importante: 100 euro per un grammo di cocaina e sconti, peraltro minimi, solo in caso di acquisti più sostanziosi. Le dinamiche di approvvigionamento, come pure quelle di spaccio, sono gestite in maniera molto accorta. I diversi “recuperi” di droga (indagine durante sono state sorprese in flagranza di reato 10 persone, 3 delle quali tratte in arresto, e svariate sono state le segnalazioni all’autorità di governo ai sensi dell’art. 75 del DPR 309/90) hanno conferito significato specialmente al contenuto dei dialoghi intercorsi tra gli indagati ed offerto una certa chiave di lettura al loro linguaggio, come frequentemente si è avuto modo di riscontrare in contesti delinquenziali del genere indagato, codificato in forma criptica.

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