Si è tenuta ieri (mercoledì 4 settembre) nel giorno del 77esimo anniversario dalla sua dipartita, la cerimonia in memoria del salodiano Sergio Bresciani davanti al monumento situato nell’omonima piazza.

Bresciani è stato la più giovane Medaglia d’Oro al Valor Militare italiana concessa alla memoria durante la seconda guerra mondiale.

«Ciò che ci ha spinti, per il quarto anno consecutivo, a compiere questo gesto è stata la passione per la storia e per i personaggi che ne sono stati protagonisti – ha spiegato Sandro Apollonio – Nessun intento politico e/o di pubblicità come si è potuto evincere dall’assenza di simboli che possano in qualche modo suggerire un’intenzione di questo genere».

Dopo aver deposto la corona davanti al monumento, i presenti hanno osservato un momento di raccoglimento e preghiera con don Gianluca Guana. Nel corso della breve ma sentita cerimonia è stata ricordata la sorella di Bresciani, Ivonne, mancata nei primi mesi di quest’anno ed è stata letta una lettera che il salodiano aveva inviato ai famigliari mentre era al fronte.

«È giusto tener vivo il ricordo per non dimenticare ma anche per raccontare alle nuove generazioni la nostra storia troppo spesso ingiustamente ignorata» ha concluso Apollonio.

La storia

Era il 2 luglio del 1924 quando, a Salò, vide la luce Sergio Bresciani, secondogenito di quattro figli. Animato dal desiderio e dall’ambizione che sentiva forte e prepotente di fare la guerra «come un vero grande», scappò da casa per ben tre volte prima di trovare la morte in Egitto il 4 settembre 1942.

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Al compimento del diciassettesimo anno d’età ottiene il consenso dei genitori per arruolarsi. Viene così inquadrato nel terzo Reggimento Celere «Principe Amedeo duca d’Aosta», divenendo il più giovane soldato d’Italia. Sul campo si fa onore riscuotendo da subito il rispetto dei commilitoni.

Con la famiglia ha sempre cercato di mantenere un contatto epistolare: non si dimenticava di scrivere alle sorelline ed ai genitori Bortolo Davide e Maria Carattoni infondendo loro coraggio e speranza, invitandoli ad essere fiero di lui, che aveva scelto di prendere parte all’avventura bellica senza mai esitare, con convinzione e determinazione.

Dalle sue lettere non faceva mai trasparire preoccupazione o turbamento ma solo voglia di fare, grande entusiasmo e profondo ottimismo.

I sogni dell’eroe fanciullo, però, verranno meno il 4 settembre 1942: una mina gli trancia una gamba, la ferita è troppo grave e non sopravvive.

Il decreto di conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare recita: «Avanguardista sedicenne, fuggito da casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione ad essere di superbo esempio ai camerati più anziani».

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