E’ stata emessa questa mattina, 18 gennaio, la sentenza di primo grado per il processo sulle cosiddette spese pazze in Regione  Lombardia che aveva ben 57 imputati.

La sentenza

Il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado 52 dei 57 ex assessori ed ex consiglieri regionali  accusati di peculato. Fra i condannati anche volti molto noti della politica come Renzo Bossi, per lui il giudice ha disposto una pena di  2 anni e 6 mesi, e Nicole Minetti, 1 anno e 8 mesi, stessa condanna inflitta a Massimiliano Romeo, ex assessore a Monza e attuale capogruppo della Lega in Senato (la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione).

Le pene sono andate da un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi.

Assolti o prescritti 5 ex consiglieri: Davide Boni (prescrizione per l’accusa di truffa) e assolti Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari, Massimo Ponzoni.

Condannati i 7 bresciani coinvolti: Gianmarco Quadrini dell’Udc e Pierluigi Toscani ex vicesindaco leghista di Rovato, Monica Rizzi e Alessandro Marelli della Lega, Margherita Peroni, vicina alla politica di Palazzolo, Forza Italia, Vanni Ligasacchi, Forza Italia, e Enio Moretti di Chiari.

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Rimborsopoli

Lo scandalo delle spese pazze in Regione era scoppiato nel 2012; secondo i pm gli ex assessori e gli  ex consiglieri regionali avrebbero speso illecitamente 3 milioni di euro, facendoli figurare come spese di rappresentanza e chiedendo, e ottenendo, il relativo rimborso spese. Nelle spese contestate ad alcuni imputati c’erano gratta e vinci e fuochi d’artificio.

Rifiutata l’istanza di rinvio

Uno degli avvocati della difesa aveva chiesto al giudice Gaetano la Roccal’istanza di rinvio per via di una norma in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che avrebbe consentito di derubricare il reato passando dal peculato a quello di indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici, meno grave.

La richiesta non è stata valutata proprio perché la legge ancora non è valida.