“Questa epidemia è solo la punta dell’iceberg”: Le dichiarazioni choc del medico di base di Carpenedolo, Sergio Perini

 

Ambiente allo stremo

«Io credo che questa epidemia non sia altro che la punta di un iceberg di una situazione ambientale ormai allo stremo» – ha dichiarato il dottor Sergio Perini medico di Medicina Generale attivo a Carpenedolo, uno dei paesi più colpiti dalle polmoniti batteriche a partire dai primi di settembre con almeno 50 casi accertati, già consigliere e tesoriere dell’Ordine dei medici di Brescia. «Sicuramente per tutto il problema della contaminazione delle acque causato dalla presenza a macchia d’olio di decine di discariche concentrate in un territorio ormai saturo ma non va dimenticato il discorso legato allo spandimento dei fanghi.  Formalmente è tutto legale ma nessuno sta controllando o sa esattamente cosa viene distribuito sui terreni agricoli: di fatto non sono previsti nemmeno controlli a medio e lungo termine sulle conseguenze che lo spandimento ha sul terreno in questione così come sulle interazioni con l’ambiente circostante. Non solo. Ad essere coinvolta è tutta la filiera alimentare».

Secondo il medico carpenedolese la connessione salute e ambiente e dunque epidemia e inquinamento sarebbe indubbia.

Il primo a segnalare il picco di polmoniti nei suoi pazienti

«Sono stato uno dei primi a denunciare la cosa, già il martedì ho segnalato 15 casi di polmonite su 1500 pazienti nel giro di due settimane. Una cosa mai vista e sono 38 anni che faccio il medico. La cosa che non mi torna è che solo nel 10% dei casi di polmonite è stata diagnosticata la presenza del batterio legionella. Quello che sospetto io, nonostante non vi siano prove provate per il momento, è che i marker sia di urina che di sangue siano risultati negativi perchè in realtà ci troviamo a fare i conti con una variante di Legionella che quindi non corrisponde ai marker usati normalmente sull’urina e sul sangue. L’unica cosa da fare e che tuttavia non è stata ancora fatta, è un esame culturale dell’escreato bronchiale tramite broncoscopia.
Ritengo che sia uno dei pochi esami che può portare a una diagnosi efficace: attraverso la coltura delle colonie batteriche interessate si potrebbe andare davvero a verificare se siamo davanti a una mutazione del batterio per cui non risponde ai marker tradizionali».

Leggi anche:  Rissa tra quattro operai a Calcinato, alla base futili motivi di lavoro

Epidemia: Un’ipotesi tutta da verificare ma che potrebbe spiegare il divario tra i casi di polmonite e quelli di legionellosi

«Quello che trovo molto strano è il fatto che dopo più di un mese nessuno dei pazienti interessati, così come i medici e neanche i sindaci dei comuni colpiti abbiano un referto preciso della situazione da parte di Ats o dell’Arpa. L’impressione è che ci stiano raccontando delle storie intorno a questa epidemia, vedi il caso delle torri di raffreddamento, che tuttavia non sono sufficienti a far quadrare il caso. Oltretutto nonostante le dichiarazioni imbarazzanti dell’assessore regionale al welfare Giulio Gallera poi smentite facendo retromarcia e l’interpellanza portata dall’onorevole Alberto Zolezzi in Parlamento, Ats e Arpa tacciono. Ci sono molti cittadini riuniti in diversi comitati che protestano contro questa epidemia senza nome, organizzano manifestazioni, si fanno sentire. Eppure questo urlo viene continuamente ignorato dalle istituzioni pubbliche, anzi, si scontra con la schizofrenia di una Provincia così come della Regione che da una parte emana delibere per la salvaguardia del territorio e la prevenzione, ma dall’altra continua ad autorizzare un sacco di porcherie. Il problema è che la somma algebrica degli effetti e della nocività di queste discariche nessuno le conosce».

L’intervista esclusiva solo sul numero di Montichiariweek del 5 ottobre in edicola

TORNA ALLA HOME PAGE