Il ventunenne di origini bengalesi Yasin Khan, ospitato a Montichiari fra i richiedenti asilo e arrestato il 13 settembre 2018 nel corso di un’operazione di Fiamme Gialle e Digos, sarà processato con rito abbreviato e verrà svolta una perizia informatica sui suoi post pubblicati tramite Facebook .

L’accusa è apologia di terrorismo.

Arrestato nel centro di accoglienza a Montichiari

Il giovane era stato prelevato dal centro di accoglienza di Montichiari dove si trovava da qualche mese e condotto nella sezione di massima sicurezza riservata ai radicalizzati del carcere di Sassari.

Le Forze dell’Ordine e l’Intelligence pare lo tenessero sott’occhio dal suo arrivo in Italia, nel dicembre del 2016, dopo aver notato sul suo telefonino e sul suo profilo facebook, post inneggianti la propaganda Jihadista in occasione degli antettati più sanguinosi compiuti dagli integralisti in Europa.

I contenuti postati avrebbero mostrato secondo gli inquirenti una crescente adesione all’Isis, attraverso pubblicazioni sul proprio profilo social di frasi propagandistiche come “I need war…ho bisogno di guerra”, “il paradiso mi attende”, “La morte aspetta tutti”, “felice giorno della morte” e  altri 16 interventi analoghi apparsi tra il 16 giugno 2016 e il 4 aprile 2018 in cui si vedono foto di uomini armati a cavallo con il vessillo nero del Daesh, santini di Saddam Hussein e l’entrata dell’esercito nel nord della Siria.

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Secondo la difesa i contenuti del profilo social sono stati travisati

Secondo la difesa, il giovane sarebbe un ragazzo tranquillo e per nulla violento, le cui frasi sarebbero state travisate estrapolandole dal contesto.

Gli inquirenti ora avranno il compito di ricostruire e valutare l’attività social del ventenne nella sua interezza per comprenderne l’eventuale pericolosità.

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