Il caso del polo logistico di Ospitaletto si avvia verso una conclusione: Esselunga pagherà gli oneri ai Comuni limitrofi (Cazzago, Travagliato e Castegnato) che, in cambio, si impegneranno a ritirare i ricorsi davanti al Tar.

A pagare ci pensa Esselunga

Galeotte furono le opere compensative, ma a fare la pace fra i quattro litiganti ci penserà Esselunga. L’azienda infatti ha proposto un accordo transattivo ai tre Comuni che prevede il pagamento di due milione e mezzo di euro da ripartire fra gli enti (un milione a Cazzago, uno a Travagliato e 500mila euro a Castegnato) e destinare all’esecuzione delle opere mitigative e compensative legate alla realizzazione del polo logistico. “Dai ricorsi emerge che l’interesse primario ed esclusivo dei Comuni è che una parte degli oneri  sia destinata a mitigare e compensare gli effetti sovracomunali del piano nell’ambito dei loro territori  – si legge nella bozza dell’accordo – Indipendentemente da quanto sostenuto dal Comune di Ospitaletto in tutti gli atti del procedimento urbanistico e ambientale, in via transattiva e solo al fine di accelerare l’attuazione di un piano che ha già comportato per Esselunga gravosi investimenti, quest’ultima in via transattiva e senza riconoscimento alcuno delle ragioni nonché dei diritti dei Comuni di Cazzago, Castegnato e Travagliato è disposta a versare la somma di 2 milioni e mezzo da destinare alle predette opere mitigative, compensative e perequative”.

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Una pietra sui ricorsi

L’accordo è sul tavolo, ma diventerà ufficiale solo quando la delibera di approvazione del piano attuativo del polo logistico Esselunga (approvato in Consiglio comunale a Ospitaletto  il 14 maggio) verrà pubblicata sul Burl e dopo che l’azienda avrà sottoscritto la convezione urbanistica per l’attuazione del piano, in assenza del quale “verrebbe comunque meno qualsivoglia esigenze mitigative, compensative e perequative per il Comuni di Cazzago, Travagliato e Castegnato”. La clausola più importante, però, è ben altra: la stretta di mano fra i Comuni e Esselunga prevede infatti la rinuncia da parte degli enti ai quattro ricorsi attualmente depositati al Tar e l’impegno a non proporne di nuovi in futuro.

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