Paola Frizzarin, psicoterapeuta 49enne di Desenzano del Garda, non potrà mai stringere tra le braccia il figlio tanto desiderato nato con un cesareo d’urgenza il 13 aprile.

Ha lottato per giorni tra la vita e la morte

La sua agonia è durata quasi due settimane. Paola stava per coronare il sogno di una vita, diventare madre di quel piccolo che era già parte della sua vita, della sua quotidianità. Contava i giorni che la separavano dal parto, dall’incontro con la persona più importante.

Un sogno spezzato brutalmente e tragicamente sabato 13 aprile. La donna, che era quasi giunta al termine della gravidanza (era alla 35esima settimana), è stata colta da un malore improvviso mentre era a Pisa per un convegno. Da li la corsa disperata in ospedale. Da subito, infatti, le sue condizioni sono apparse critiche. A colpire la futura mamma una grave emorragia cerebrale conseguenza di una importante patologia contratta durante la gravidanza.

Si è quindi reso necessario un cesareo d’urgenza per salvare quella piccola e innocente vita che non potrà mai crescere con la sua mamma. Il bambino è venuto alla luce mentre lei era in coma. Per fortuna, il neonato, ricoverato nel reparto di ginecologia e ostetricia al Santa Chiara, gode di perfetta salute tanto che non è stato necessario metterlo in incubatrice.

La forza della vita, la propria e quella di un figlio, il desiderio di combattere il destino infame che si scaglia all’improvviso, e di veder crescere la propria creatura hanno portato Paola a lottare per due settimane, sospesa tra la vita e la morte.

La speranza si era riaccesa il 15 aprile

Trascorsi un paio di giorni dal malore la speranza si era riaccesa nel cuore dei famigliari.  La donna infatti aveva mostrato un lieve miglioramento, dal reparto di rianimazione di neurochirurgia all’ospedale di Cisanello (Pisa).

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I familiari sono giunti immediatamente a Pisa per stare vicino alla donna , che era giunta in questa zona per seguire un convegno nazionale di neuroscienze, neuropsicologia e psicoterapia. In questo periodo, inoltre,  era impegnata anche con gli studi in psicologia,
Il fratello aveva nell’occasione espresso una ritrovata speranza, sottolineando comunque che si trattava di una situazione particolare e delicata. Un’angoscia leggermente stemperata dalla reazione della donna, la prima dopo il malore, che, il 15 aprile, era riuscita a stringere una mano.

La storia del piccolo fatto nascere in una condizione di emergenza e di Paola ha scosso l’ospedale. I medici del reparto di emergenza non ricordano un caso analogo.

A rendere ancor più tremenda la tragedia il fatto che Paola non avesse particolari problemi o malattie prima dell’emorragia. Ciò si pensava potesse  aiutarla a superare quello che le è capitato.

La situazione è precipitata

La speranza è venuta meno martedì quando i medici hanno dichiarato la morte cerebrale di Paola. Per i famigliari un doppio dolore: la perdita di una persona cara e la consapevolezza che il piccolo crescerà senza una figura materna a cui si aggiunge la responsabilità della sua crescita ed educazione. Tante, davvero tante le persone che sono attese per l’addio venerdì pomeriggio a partire dalle 15 nella chiesa di Sant’Angela Merici a Desenzano del Garda. Tutti coloro che le hanno voluto bene potranno ora trovare consolazione negli occhi del figlioletto, il regalo più prezioso lasciato da Paola.

Cos’è l’eclampsia, la patologia che ucciso la donna?

L’eclampsia è una grave patologia della gravidanza, potenzialmente letale, caratterizzata da convulsioni. Essa rappresenta la complicanza più temibile della pre eclampsia, una sindrome che può insorgere dopo la ventesima settimana di gravidanza e che si manifesta con ipertensione arteriosa.

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