C’è anche il lussuoso appartamento che l’ex ministro Scajola usava come ufficio a Piazza di Spagna, a Roma, tra gli immobili di pregio al centro dell’ultima inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Lecco. L’operazione, appunto denominata “Piazza di Spagna”, si è conclusa con l’esecuzione di sei ordinanze cautelari nei confronti di altrettante persone. Dieci in tutto gli indagati per appartenenza ad una associazione a delinquere operante prevalentemente in Lombardia e dedita alla commissione dei reati di bancarotta fraudolenta.

Il lussuoso ufficio di Scajola

L’attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore presso la Procura di Milano,  Donata Patricia Costa, è scaturita dal fallimento di una società milanese operante nel settore della pubblicità, la Lineadatamedia Srl . Quest’ultima era  stata oggetto di una verifica fiscale da parte delle Fiamme Gialle lecchesi nell’ambito della operazione  “Lumen”. Nel corso delle nuove indagini sono state acclarate numerose condotte illecite a danno dei creditori della fallita. Tra le altre è emersa la distrazione di un immobile di pregio, in Piazza di Spagna a Roma, dal valore stimato di almeno 6 milioni di euro.

Il caso Scajola-Matacena

L’immobile romano,  dieci stanze, disimpegni, quattro bagni, locali tecnici e una terrazza, era nelle disponibilità  della stessa Lineadatamedia che ad un certo punto lo aveva ceduto senza incassare alcunché sebbene in pendenza di una istanza di fallimento. Ebbene, secondo gli inquirenti l’appartamento è quello già utilizzato come sede provvisoria dall’ex ministro Claudio Scajola.  Lo stesso che ad un certo punto il politico avrebbe messo a disposizione di Chiara Rizzo moglie di Amedeo Matacena. Un luogo dove incontrare persone che l’avrebbero aiutata ad evitare i sequestri a carico del marito, ex deputato di Forza Italia, latitante a Dubai dopo una condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La Dda di Reggio Calabria aveva infatti disposto nei suoi confronti la confisca di beni per 10 milioni di euro.

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Bancarotta faudolenta

Ma torniamo all’inchiesta Spagna di Spagna, con la quale , va detto, Scajola non c’entra nulla. Ulteriori accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza lecchese hanno consentito di delineare il modus operandi consolidato dalla struttura organizzativa criminale alla quale lo stesso Tribunale del Riesame milanese ha attribuito “una certa sofisticatezza”. Gli indagati acquisivano il controllo di società in grave stato di crisi con un appetibile patrimonio immobiliare, attraverso un soggetto giuridico svizzero e successivamente le spogliavano delle proprietà immobiliari di pregio per poi avviarle al fallimento o ad altra procedura concorsuale.

Sei misure cautelari

Il grave quadro probatorio ricostruito dalla Guardia di Finanza di Lecco ha consentito al pm titolare delle indagini di avanzare le richieste di misure cautelari personali che sono poi state confermate dal Tribunale del Riesame
di Milano e dalla Corte di Cassazione. Delle sei ordinanze eseguite, una è di arresti domiciliari, un’altra è un divieto di dimora, quattro sono misure interdittive  consistenti nel divieto dell’esercizio di professioni e uffici direttivi di società. È stato disposto, altresì, il sequestro preventivo per   4,4 milioni di euro  nei confronti dell’acquirente dell’immobile di pregio a Piazza di Spagna.