Lettera dell’Anpi Medio Garda firmata dal presidente Antonio Bontempi relativamente alla alla cena commemorativa della Marcia su Roma del 28 ottobre svoltasi in un ristorante salodiano.

Ieri mattina (martedì) è stata inviata al Prefetto Attilio Visconti e al Questore di Brescia Leopoldo Laricchia, e per presa conoscenza al sindaco di Salò, nella quale si chiede un loro autorevole intervento per ripristinare gli argini che fino a qualche tempo fa rilegavano i fenomeni culturali e politici di stampo neofascista nel campo della sconvenienza e della riprovazione collettiva e affinché l’apologia del Fascismo non venga considerata cosa normale e tollerabile.

La lettera

«Egregi,
in qualità di presidente della sezione Anpi Garda Valsabbia sono a disturbarvi per esprimere la nostra profonda preoccupazione di fronte alla rottura di un argine: l’argine che rilegava i fenomeni culturali e politici di stampo neofascista nel campo della sconvenienza e della riprovazione collettiva.
In primis dei rappresentanti delle Istituzioni democratiche.
Negli ultimi anni assistiamo ad una particolare vitalità anche nel nostro territorio di presenze che si richiamano in modo esplicito alle simbologie Fasciste.
Come sicuramente avrete presente, questi soggetti giocano nel mascherare i propri riferimenti: da una parte vogliono essere un richiamo diretto ed esplicito proponendosi come gli eredi dei contenuti politici del Fascismo (da qui il bisogno di utilizzare dei simboli identificabili), dall’altra sono consci di essere oltre la linea del lecito e pertanto utilizzano il paravento della rievocazione storica o della goliardia.
Alle simbologie poi seguono i contenuti e i toni estremamente aggressivi della propaganda politica.
Alla caduta di quell’argine, che in qualche modo conteneva il fenomeno, contribuiscono anche comportamenti definiamoli ambigui (la stessa diffusa indifferenza risulta ambigua) da parte di istituzioni o personaggi pubblici che hanno generato la sensazione che ci fosse lo spazio per riorganizzarsi, uscire allo scoperto, fare proselitismo e quindi rafforzarsi tessendo reti nel solco del riferimento comune: il Fascismo.
Salò, per la sua simbologia legata alla R.S.I, diviene un luogo ideale, anche se non esclusivo, per questa riorganizzazione.
La recente cena commemorativa della Marcia su Roma tenutasi in un ristorante salodiano dimostra questa attrattiva sovra provinciale: gli organizzatori stessi parlano di 360 partecipanti con la presenza di Sindaci e/o assessori.
Il tutto con palese ostentazione di espliciti riferimenti al Fascismo.
Siamo di fronte ad una cena evento politico più che ad una privata rimpatriata tra vecchi amici, ne è prova la risonanza che se ne è voluto dare e la mancanza di riservatezza.
Scandalizza la partecipazione di Sindaci e/o assessori che hanno giurato fedeltà alla Costituzione. Essendo su prenotazione, non sarà per voi difficile risalire ai loro nomi.
È comunque il contesto che preoccupa e il clima di indifferenza.
Di seguito se ne fanno solo degli esempi.
Tra gli organizzatori della cena l’ex consigliere comunale dell’MSI promotore di un museo “informale” a Salò sul Fascismo che viene proposto come esposizione storica, ma che ha l’evidente funzione di segnare il territorio di una presenza, che, insieme alle cene, con gli anni ha dato evidentemente i propri frutti.  Segnaliamo un’altra cena / evento per il centenario della nascita dei fasci italiani di combattimento svoltasi sempre a Salò  e la presenza sul territorio di vari soggetti organizzati di cui l’Anpi Nazionale ha chiesto pubblicamente lo scioglimento (Casapound e Forza Nuova) e di altri soggetti similari.
Fanno parte del contesto però anche le iniziative pubbliche che, proposte con gli  stessi intenti prima citati di iniziativa storica e/o artistica, nei fatti rafforzano il binomio Salò – Fascismo .
Mi riferisco alla mostra tenutesi a Salò dedicata a Mussolini con l’infelice titolo “Il culto del Duce” e soprattutto l’allestimento fisso sul Ventennio Fascista in fase di studio / realizzazione nel museo comunale, quando Salò non ha alcun rapporto storico con il Fascismo pre R.S.I risultando di fatto una forzatura ingiustificabile.
Riteniamo che tutto questo abbia il solo risultato di consolidare il legame tra Salò e il Fascismo, amplificando un mito Fascista utile ai gruppi locali (e non solo) per rafforzarsi, avendo estrema necessità di simbologie per farlo.
L’altro episodio riguarda non solo la ripetuta concessione a Prevalle di spazi pubblici, anche se non istituzionali, ad alcuni di questi gruppi per iniziative e feste, ma una loro pubblica legittimazione, da parte dei Sindaci, come risposta alle ripetute rimostranze dell’Anpi locale.
Ripeto, sono solo alcuni dei più recenti fatti di interesse in zona e li si ricorda non dimenticando che il Garda in passato è già stato centro operativo di frange estremistiche nere.
Per concludere questa lettera si chiede un vostro autorevole intervento perché venga ripristinato un limite, un argine, affinché il processo che leggiamo sul territorio non generi / trovi lo spazio per un ulteriore salto di scala e perché l’apologia del Fascismo non venga considerata cosa normale e tollerabile».

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