La decisione in Appello: la piccola Angela non starà con il padre, ma verrà affidata ai Servizi sociali e collocata con la madre.

La decisione in Appello: la piccola Angela affidata ai Servizi sociali

Una vicenda delicata e che si sta protraendo da diversi anni a colpi di carte e sentenze. Dopo il giudizio in primo grado, che prevedeva che la piccola Angela (nome di fantasia), una bambina di 11 anni residente in Franciacorta, sarebbe dovuta vivere con il padre, ora in Appello la decisione dei giudici è cambiata: la bambina sarà affidata ai Servizi sociali e collocata con la madre, dove Angela ha vissuto anche in quest’ultimo periodo. La sentenza di Primo grado di fine marzo, infatti, non era mai stata rispettata.

La vicenda e la sentenza di primo grado

Ad aprile il caso era diventato nazionale e su Facebook era nato anche un comitato, “Salviamo la piccola Angela“. All’origine della vicenda la separazione dei due genitori avviata nel 2011, una denuncia della madre nei confronti del marito, accusato di toccare nelle parti intime la figlia (il tutto venne poi archiviato nel 2014 perché non c’erano riscontri concreti), diverse consulenze tecniche e la volontà manifestata dalla bambina di non voler vedere il padre, inquadrata dagli esperti come una “controversa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori in contesti di separazione e divorzi”.

Poi la sentenza di Primo grado del marzo 2019, dove è indicato che “la relazione di totale dipendenza fisica ed emotiva dalla madre si è rivelata nociva per la minore” e dunque, scartata la possibilità (definita “potenzialmente controproducente”) dell’inserimento di Angela in una comunità educativa, i giudici hanno stabilito di fissare la nuova residenza abituale della bambina a casa del padre, con la possibilità per la madre, assistita dall’avvocato Francesco Miraglia, di vedere la figlia tre volte alla settimana e l’incarico ai Servizi sociali di preparare psicologicamente la bambina al mutamento della collocazione.

Il comitato e la mobilitazione

Quando a inizio aprile si era trattato di dover cambiare residenza alla figlia, però, la madre si era rifiutata. Erano scattate proteste, striscioni per “salvare la piccola angela”, erano arrivati i fotografi fuori dall’abitazione della madre e della minore. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (Ccdu) al tempo aveva sottolineato come “l’allontanamento della bambina dalla madre contro la sua volontà avrebbe rischiato di essere una grave violazione dei suoi diritti e avrebbe potuto causarle un pesante trauma”. A quel punto il padre aveva deciso, per il bene della figlia, di non far intervenire le Forze dell’ordine per far rispettare la sentenza, evitando così l’intervento duro.

Un nuovo ricorso in vista…

Ora in Appello i giudici hanno stabilito che Angela verrà affidata ai Servizi sociali e collocata con la madre. L’avvocato Giorgio Tramacere, legale del padre, ha annunciato che farà ricorso nei confronti della sentenza. “Tre consulenti hanno giudicato negativamente la madre – ha sottolineato l’avvocato – In Appello invece non è stata effettuata nessuna consulenza tecnica”. Nel frattempo il Tribunale dei Minori dovrà pronunciarsi in merito alla capacità genitoriale della madre, nell’ambito di un procedimento aperto a seguito delle manifestazioni di aprile, che avevano esposto la bambina a una visibilità eccessiva.

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…mentre per il legale della madre “la sentenza farà giurisprudenza”

“Sulla base della presunta sindrome da alienazione parentale (Pas) Angela è stata costretta a soffrire per la mancanza della madre e per la costrizione a frequentare un padre che proprio non voleva vedere – ha sottolineato l’avvocato Francesco Miraglia, legale della madre di Angela – Il Tribunale non si era limitato soltanto a etichettare la madre
come “alienante” della figura paterna, ma aveva vietato persino che mamma e figlia si parlassero e abbracciassero, sebbene si vedessero tutti i giorni all’interno della scuola che entrambe, per studio e per lavoro, frequentano. E tutto questo nonostante i Servizi sociali fossero concordi nel ritenere la signora una mamma attenta e amorevole. Una sentenza se non storica, per lo meno importante, quella assunta venerdì dalla Corte di Appello di Brescia, perché
mette da parte sindromi e presunte malattie, ponendo al centro esclusivamente il benessere del minore. La Corte d’Appello ha avallato principi fondamentali che potranno essere tenuti in considerazione per future sentenze”.

Per la minore le relazioni dei Servizi sociali danno prova di una “vera sofferenza della stessa che va indagata e non classificata – si legge nella sentenza della Corte d’Appello – In tale situazione i Servizi stessi, non hanno potuto che constatare la situazione di stallo venutasi a creare e la loro impotenza a prestare un valido contributo. Si ritiene pertanto necessario riformulare la sentenza impugnata, stabilendo che la minore resti collocata presso la madre ma con affidamento ai Servizi sociali che dovranno adottare tutte le iniziative utili per il benessere della minore dopo essersi confrontati di volta in volta con i genitori sulle decisioni da adottare“.

 

Il comunicato del Ccdu

“L’allontanamento della bambina dalla madre, disposto in Primo grado, sarebbe stata una grave violazione dei suoi diritti e avrebbe potuto causarle un pesante trauma – hanno fatto sapere attraverso un comicato gli esponenti del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani – La bambina avrebbe dovuto essere aiutata a superare l’avversità verso il papà con l’aiuto di educatori seguiti dai servizi sociali e nulla avrebbe potuto giustificare un intervento così grave nella vita di una bimba. La piccola Angela rischiava di approcciare l’adolescenza con un distacco di estrema sofferenza ed in totale disaccordo con le sue preferenze. Senza entrare nel merito della vicenda, riteniamo che si sarebbe configurato come una sorta di trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di una bambina, basato solo su opinioni psichiatriche in assenza di qualsiasi maltrattamento”.

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