Giorni fa il Tar ha buttato nel cestino con una sentenza il decreto del marzo 2018 che doveva regolare il controllo dei cinghiali, sottolineando l’inconsistenza di testi e calcoli della Regione.

Le modifiche

In base a quanto riportato dalla LAC, Lega Abolizione della Caccia, il Tar ha censurato l’affermazione che attorno al caso cinghiali esista una qualche forma di allarme sociale, e ha puntato l’indice sull’assenza del rispetto del concetto di “tollerabilità”, ovvero della capacità di un territorio di sopportare la pressione di questa specie, che si vuole utilizzare chiaramente come pretesto per autorizzare una caccia non stop in Lombardia.

La protesta di LAC e LAv

Alla luce di questa ennesima sconfitta, le associazioni LAC e LAV chiedono alla Regione Lombardia di “finirla di regalare provvedimenti ad hoc a chi vuole sparare tutto l’anno: oggi tocca a cinghiali, volpi, cormorani e nutrie; quali saranno le prossime specie a finire nel mirino?”. Nell’attesa di un cambio di rotta, le associazioni LAC e LAV si sono costituite parti civili nel procedimento giudiziario aperto dalla magistratura bresciana nei confronti di ufficiali e funzionari della polizia provinciale e dell’Ufficio territoriale regionale. I quali sono stati accusati di una serie di illeciti legati proprio al «buco nero» del contenimento del cinghiale nel Bresciano.

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