Archiviazione senza aver individuato cause ben precise: è questo ciò che, di fatto, si può dedurre dalla decisione presa dalla Procura Di Brescia che, ha chiesto sia chiuso oggi il caso delle morti sospette per legionella nel Bresciano.

«Si è conclusa l’indagine, iniziata nel settembre del 2018, relativa alla sospetta epidemia di legionella concentratasi principalmente nei Comuni di Montichiari, Carpenedolo, Calvisano, Remedello e Acquafredda» si legge nel comunicato «Si è accertato con approfonditi esami autoptici che nessun decesso dei pazienti affetti da polmonite è connesso alla legionella, batterio non rinvenuto. Sono state condotte articolate indagini scientifiche, effettuate con l’aurilio dei Carabinieri dei NAS, dell’Ats di Brescia e dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ipotesi della presenza di un’unica fonte di contagio è stata esclusa e non è possibile determinare le fonti di diffusione del batterio se non in soli tre casi in cui questo è risultato compatibile con le acque del fiume Chiese»

La replica per punti del Comitato di Salute Pubblica

A seguito del comunicato, anche il Comitato di Salute Pubblica di Carmine Piccolo e Sergio Perini ha voluto replicare per punti alla decisione presa dalla Procura:

  1. Non è possibile scrivere “sospetta epidemia di legionella” allorquando documenti ufficiali della ’ATS di Brescia (vd Atto conclusivo di ATS del 6/3/2019) documentano in maniera incontrovertibile questo evento sanitario con 878 casi di accesso ai PS dell’area per polmoniti con un evidente cluster di patologia acuta nel settembre 2018 e con un tasso di incidenza di 1027/100.000 ad Acquafredda rispetto ad un tasso medio di incidenza dell’ATS nel 2017 di 51/100.000
  2. Sarebbe opportuno avere accesso ai dati riferiti circa il risultato degli esami autoptici e la mancanza del rinvenimento batterico. Da verificare su quanti pazienti sono stati fatti gli esami e dove e come sono stati prelevati e come sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Di rilievo il fatto che dagli esami eseguiti a posteriori dall’ISS è emerso il dato anomalo, rispetto ad altri casi italiani di epidemie da Legionella, della presenza dei sierotipi 1, 2 e 14. Da notare che sui sierotipi 2 e 14 le strutture sanitarie bresciane non erano attrezzate dal punto di vista laboratoristico per una diagnosi di certezza per cui molti casi di polmoniti sono state definite “atipiche” dai vari Reparti di degenza.
  3. E’ evidente, anche dai dati di ATS, che le fonti di diffusione sono state molteplici (Fiume Chiese, Torri di raffreddamento, abitazioni private, strutture sportive) e pertanto è difficilmente dimostrabile il nesso di causalità tra l’ipotetica fonte e il caso di polmonite
  4. Di rilievo dunque una corresponsabilità da parte di varie componenti:
    a-la cattiva gestione del regime idrico del fiume Chiese con un insufficiente flusso minimo vitale (Vd Delibera del Consorzio del Chiese n.8/18 del 16/8/2018 inviata anche in Prefettura)
    b-Una mancanza di controllo da parte di ARPA e ATS delle numerose torri di raffreddamento di cui mancava addirittura la mappatura in tutta la Regione Lombardia e per la gestione delle quali esistono solo delle linee guida che non sono obbligatorie per le Aziende.
    c-mancato controllo della acque dei alcune strutture sportive dove è stata rinvenuto il batterio della Legionella
Leggi anche:  Ultimo saluto al partigiano Umberto Giovini

 TORNA A HOME PAGE