I Carabinieri Forestali di Vobarno, dopo un controllo eseguito con l’Arpa di Brescia, ha sottoposto a sequestro un’attività di tiro a volo a Sabbio Chiese e oltre un ettaro di bosco davanti alle postazioni nel quale, nel corso degli anni, si erano accumulati scarti e rifiuti speciali pericolosi. I titolare ora dovranno rispondere del reato di gestione di discarica non autorizzata e, se le analisi lo confermeranno, del reato di inquinamento ambientale.

Da campo di tiro a discarica

Oltre a essere del tutto irregolare (era esercitata da numerosi anni in assenza delle necessarie autorizzazioni), l’attività veniva svolta nella più totale inosservanza delle normative ambientali. Il risultato? La formazione di una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto di rifiuti speciali pericolosi prodotti dallo sparo: frammenti di piattelli, borre in plastica e pallini in piombo, il tutto in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. Il campo di tiro era privo di qualsiasi sistema di raccolta o barriera per intercettare i materiali inquinanti, che venivano proiettati nell’aria raggiungendo distanze di oltre 130 metri. Ormai da tempo i rifiuti si disperdevano nei boschi circostanti, tonnellate di detriti sparsi direttamente si sono accumulati sul suolo e perfino nell’alveo del torrente che scorre nelle vicinanze. Il degrado ambientale e paesaggistico era evidente.

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La denuncia

Dopo aver apposto i sigilli sull’area, i Carabinieri hanno denunciato i tre gestori del tiro a volo per il reato di gestione di discarica non autorizzata per il quale, oltre all’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi, rischiano l’arresto da sei mesi a due anni e un’ammenda da 2.600 a 26mila euro, nonché la confisca dei terreni.

Il rischio ambientale

A seguito del sequestro gli enti competenti hanno proceduto ad analizzare il terreno. Particolarmente rilevanti saranno le successive fasi di campionamento, in quanto è probabile che la mancata raccolta da parte dei gestori dei pallini in piombo (che sono stati quantificati in circa una tonnellata all’anno) possa aver provocato la contaminazione del terreno e fondo del corso d’acqua. In tal caso potrebbe essere contestato ai tre soggetti anche l’ulteriore e più grave reato di inquinamento ambientale, per il quale è prevista la pena della reclusione da due a sei anni e la multa da 10mila a 100mila euro.

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