Dieci ore di lavoro per sei giorni alla settimana. La paga era di 15 euro al giorno. Erano tutti lavoratori cinesi.

Erano queste le condizioni per lavorare in una ditta di confezionamento calze di Acquafredda, scoperta l’8 febbraio da un blitz dei Carabinieri. Responsabile del reclutamento un cittadino cinese che figurava come assunto della ditta. In realtà ne era co-gestore insieme a un connazionale, che risulta irrintracciabile.

Lavoratori cinesi sfruttati

Quando il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Brescia irrompe con i Carabinieri di Carpenedolo nello stabile, giovedì scorso, trova una situazione lavorativa che siamo abituati a credere superata: nel momento del blitz sono sorpresi 9 cittadini cinesi di cui 5 senza un contratto di lavoro e clandestini, privi di permesso di soggiorno.

Alloggi pollaio

I lavoratori avevano ricavato delle stanze adibite a dormitori, ubicate al primo piano dello stabile, mentre al pianterreno c’era il laboratorio. Le stanze erano prive di riscaldamento e di armadi. I vestiti erano ammassati per terra insieme a generi alimentari in cattivo stato di conservazione. Le condizioni igienico-sanitarie erano pessime. I Carabinieri hanno proceduto a sottoporre a sequestro il laboratorio.

Leggi anche:  Coldiretti premia i giovani imprenditori bresciani che fanno innovazione

Gli arresti

Al cittadino cinese, padre di un bambino di 8 mesi che viveva con lui e con la moglie in una delle stanze sopra al laboratorio, il Pubblico Ministero ha concesso gli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto avanti al GIP del Tribunale di Brescia, che si è tenuta questa mattina.

L’accusa: sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita.

Nei confronti della ditta e del legale rappresentante sono state elevate sanzioni per 56.000 euro per violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e per il lavoro nero ed è stata disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale. I lavoratori cinesi clandestini sono stati accompagnati a Roma in un centro di prima accoglienza.