La storia di Maria Giulia Antonioli è una di quelle storie che vale la pena di raccontare. Una di quelle vite che vale la pena conoscere, perchè in pochi quelli che realmente hanno potuto capire nel profondo le pieghe di un’esistenza come quella vissuta da Giulietta. Una vita difficile, resa ancora più difficile da una bronchite cronica che l’ha accompagnata, fisicamente e psicologicamente per tutta la vita e che ne ha caratterizzato alcune sfaccettature di cui Giulietta non ha mai fatto segreto.

La vita, la famiglia, il sequestro della casa

Giulietta era Calcinatese, nella sua vita il viaggio, lo spostamento, le radici, sono state ossessione e ambizione. Nata il 10 maggio del 1929 a Calcinato nella contrada Fenil Salò, faceva parte di una famiglia numerosa. La madre, orfana, era stata lasciata nella «ruota» dell’Istituto Santa Maria, fino all’età di tre anni, quando poi venne adottata. La ruota posizionata fuori dagli Istituti era una sorta di culla, dove i genitori lasciavano i figli che non erano in grado di mantenere. Negli eventi della vita di Giulietta, uno in particolare è rimasto fino alla fine la sua ossessione, capire perchè la sua casa dove viveva con la famiglia era stata sequestrata.

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L’arrivo all’Istituto delle Orfanelle

Dalle suore Giulietta era arrivata da piccolissima, a 2 anni, proprio per la sua corporatura minuta, era stata posta in una cestina e consegnata alle suore che se ne presero cura per anni, fino al raggiungimento della maggiore età. Appena nata e così piccola Giulietta era già in pericolo, nell’intervista rilasciata ad Agnese Roversi diversi anni fa, racconta di come le avessero celebrato il battesimo nel giorno della nascita per la paura che non superasse la notte.

 

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