Sessant’anni dietro il bancone per il macellaio che colleziona telefoni. Importante traguardo per Gian Battista Gerri, clarense che da sempre lavora in via Zeveto.

Sessant’anni dietro il bancone

Si può fare per sessant’anni lo stesso lavoro?  E’ un impresa da pochi, ma Gian Battista Gerri, oggi 71enne, è riuscito nell’impresa, e per tutta la vita ha lavorato sempre in quel negozio lasciatogli dallo zio, in via Zeveto 32.  La sua è una piccola macelleria, ma con una storia molto lunga: i clarensi hanno avuto modo di conoscerla al meglio nell’arco di tutti questi anni.
Nel raccontare tutta la sua carriera di macellaio il, vecchio e simpatico Gerri, dimostra ancora tanto entusiasmo e si è fatto intervistare proprio dove quotidianamente svolge il suo lavoro.

Il racconto

“Ho iniziato a 11 anni dopo la quinta elementare. Di studiare non ci pensavo manco per idea, non ero proprio portato. Papà Antonio allora mi ha detto “prova dallo zio Mario Pagani imparerai a tagliare la carne e diventerai un bravo macellaio”. Questo però era una sua idea, perché io avrei voluto fare il meccanico, ma poi, sin dal primo momento, anche se non sapevo fare mi sono accorto che quel lavoro non mi dispiaceva poi tanto”, ha raccontato.

L’esordio

Inizialmente Gerri aiutava lo zio nelle più svariate mansioni in negozio: spostava dentro e fuori dai frigoriferi la carne che doveva essere lavorata e durante la giornata, con la sua vecchia bicicletta, andava a fare le consegne a chi telefonava. E le chiamate venivano prese tutte con il famoso 299 della Sip che ancora si trova sulla porta di ingresso. A quei tempi, per non perdere i clienti si cercava di accontentare anche chi non poteva raggiungere i centro per andare in negozio e la spesa si portava a casa. Gerri, piano piano, aveva poi intuito che quello sarebbe stato il suo futuro lavoro, ma non avrebbe mai immaginato per tutti questi anni. Persino durante il servizio militare gli è stata concessa l’opportunità di continuare con la sua attività e, con l’esperienza accumulata a fianco del maestro zio Pagani, dal quale ha imparato i trucchi del mestiere, nel 1970 ha preso le redini della azienda. Ancora oggi, conduce l’attività di via Zeveto con la moglie Rosetta Rivetti (sposata nel 1971), suo braccio destro che in tutti questi anni non si è limitata a sedersi tranquillamente alla cassa, ma si è messa anche dietro al bancone a servire i clienti vicina al marito.

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La collezione

Gerri però non solo sa disossare o tagliare pezzi di carne per i suoi clienti, lui si occupa anche di altri pezzi, quelli di collezione. Ha una fitta collezione di telefoni (circa 1.000) che negli anni ha accumulato in un migliaio di pezzi anche di valore.  “La domenica andavo ai mercatini perché ero affascinato da vecchi telefoni, ognuno di questi aveva la propria storia, dal 1936 in poi”, ha spiegato. I telefoni bianchi sono una vera chicca, venivano usati solo negli alberghi e utilizzati anche in tanti film dell’epoca. E non è finita: in mezzo a tutti questi pregiati apparecchi si mimetizzano 400 macchinine anticamente prodotte da una vecchia fabbrica clarense la Polistil.

Il rapporto con i clienti e la voglia di continuare

“Il lavoro non è mai mancato non ci sono mai stati problemi. Nel mio negozio il rapporto col cliente è diverso rispetto a quello che si ha al supermercato dove ti preparano il pacchetto e a malapena hanno il tempo di salutarti. Inoltre, io non vendo solo carne, ma anche simpatia che devo mostrare ai miei clienti che si intrattengono sempre oltre il tempo perché vogliono parlare, dialogare e non sentirsi solo clienti”, ha aggiunto fiero.
A tutti una buona parola, uno scambio di ragionamenti, e perché no, anche quel chiacchiericcio che in paese la fa sempre da padrone per sapere tutto di tutti. Ma di chiudere il negozio? “Non ci penso neppure. Quando verrà quel giorno, chi vorrà continuare avrà l’obbligo di mantenere la scritta posta all’esterno dell’esercizio che ricorda mio zio Mario Pagani» ha concluso. Tanto è l’affetto mai offuscato nemmeno dal tempo dell’adorato zio, che il telefono del negozio da 37 anni è ancora intestato a lui. Che dire! Gerri non ha mai voluto dimenticare chi gli ha insegnato un lavoro che ha segnato anche tutta la sua vita.

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