Provincia Bene Comune spiega le sue prospettive future dopo il «no» in Consiglio provinciale alla mozione sul depuratore.

Provincia Bene Comune dopo il «no» alla mozione sul depuratore

Provincia Bene Comune spiega le sue prospettive future dopo la bocciatura in Consiglio. «La bocciatura in Consiglio provinciale della nostra mozione sul depuratore del Garda è stata indubbiamente una pagina negativa nei rapporti fra Provincia Bene comune e la lista Comunità e Territorio. Come una mozione condivisa e sostenuta da tutte le componenti del Consiglio provinciale possa essere stata bocciata all’atto del voto rimane per noi un mistero. C’era un accordo con il Partito democratico e una condivisione sul contenuto della mozione. Ad esso noi ci siamo attenuti a differenza dei consiglieri di Comunità e territorio. Crediamo sia stata un’occasione persa per dare voce ai territori che hanno espresso criticità e un arroccamento su posizioni tecniche che abdica al ruolo politico che dovrebbe invece avere un’assemblea rappresentativa. Quella che doveva essere la casa dei comuni si è dimostrata refrattaria alla richiesta degli stessi. Accogliamo tuttavia la disponibilità del Presidente Alghisi, dichiarata in conferenza stampa, a valutare proposte alternative, previa verifica della condizione della sublacquale. Era ciò che si chiedeva nella mozione bocciata».

Posizione

«Ribadiamo la nostra convinzione della necessità di fare scelte che tengano assieme la protezione dell’ambiente e del bacino del lago di Garda e della valle del Chiese. La scelta preliminare deve essere assunta dalla politica partendo da alcuni presupposti che noi riteniamo irrinunciabili: è sbagliato spostare la depurazione del Garda sull’asta del Chiese perché questo fiume già soffre di una crisi destinata ad accentuarsi con la costante drammatica riduzione del ghiacciaio dell’Adamello. E’ sbagliato spostare la depurazione del Garda sull’asta del Chiese perché significa aumentare in modo significativo i costi di realizzazione delle condutture e degli impianti di depurazione e dei costi di gestione, in particolare per il pompaggio oltre le colline che separano il Garda dal Chiese. E’ sbagliato spostare la depurazione del Garda sull’asta del Chiese perché richiederebbe tempi lunghi non compatibili con le presunte urgenze del Garda. La destinazione naturale delle acque depurate delle comunità del Garda è il fiume Mincio, sia per la posizione geografica, sia per la portata di questo fiume durante tutto l’arco dell’anno. Si deve riprendere una valutazione seria dello stato della conduttura sub-lacuale: troppe contraddizioni si sono manifestate nella valutazione dello stato di tale conduttura. Occorrono parole di verità sull’effettivo degrado di questa infrastruttura che comunque da 40 anni garantisce un risultato ottimale. Solo l’esclusione della conferma del sistema attuale, pur messo in assoluta sicurezza per quanto necessario, con destinazione finale depuratore di Peschiera che ricordiamo è al 50% di proprietà bresciana, richiederebbe la ricerca della collocazione di un nuovo depuratore che dovrebbe essere mantenuto comunque sul territorio del Garda. Riteniamo necessario affrontare come elemento cardine della discussione la separazione delle acque nere da quelle bianche: necessità che rischia di minare la serietà delle proposte in campo e di portare a logiche di dimensionamento impiantistico esagerate e non motivate da necessità tecniche ed economiche».

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Discussione

Provincia bene comune si dichiara disponibile ad ogni discussione che coinvolga l’insieme delle comunità, con la consapevolezza che il tema della depurazione si collega al tema della gestione pubblica dell’acqua, sulla quale un referendum, che tutti si sono impegnati a rispettare, ha dato una indicazione precisa.

«Questi temi erano oggetto del nostro programma elettorale e noi li riconfermiamo. Così come confermiamo la peculiarità della nostra lista che rimarca in modo forte la propria autonomia rispetto al gruppo di maggioranza. Abbiamo votato e sostenuto il Presidente Alghisi ma siamo stanchi che alle parole non seguano mai i fatti. In provincia si vuole proseguire sulla strada della collaborazione fra sinistra ambientalista e comunità e territorio, che è legata al presidente Aghisi, oppure si vuole intraprendere la strada di un’apertura alla destra?
Auspichiamo che la prospettiva possa essere la prima, ma se essa non sarà sostanziata da scelte, impegni e atti politici non ci rimarrà che trarne le debite conseguenze. Atti politici dicevamo, perché troppo spesso ci si è nascosti dietro a scelte di carattere tecnico, quasi il consiglio provinciale fosse trasformato in un collegio di ingegneri, chiamati solo a ratificare scelte già esaminati altrove. Valutare quale sistema sia più efficiente è un conto, scegliere di collocare il depuratore del Garda fuori dal bacino del Garda è a tutti gli effetti una scelta politica a cui nessuno può sottrarsi. Non ci sfugge la strumentalità delle posizioni del centro destra, dove sembra prevalere l’interesse a espandere al massimo la spesa, con risultati disastrosi per le finanze pubbliche, che sono le stesse dei cittadini, ed a volte anche per l’ambiente. Il rifiuto di questa logica affaristica è un principio non negoziabile. Nel manifestare la nostra disponibilità al dialogo auspichiamo che si possano delineare scelte condivise su temi di interesse provinciale come il piano cave, la moratoria sulle discariche (approvata ma non attuata), la riduzione del consumo di suolo, il PTCP e, appunto, la realizzazione del depuratore del Garda. Sulla capacità di rispondere politicamente a queste sfide misureremo la consistenza e la praticabilità del nostro sostegno alla presidenza di Samuele Alghisi».

 

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