Premio Più Luce 2019, la terza edizione è andata in scena ieri (domenica 30 giugno) nella splendida cornice del Laghetto delle Danze dove è stato decretato il vincitore, Stefano De Bernardin premiato con la scultura L’abbraccio dell’artista Ettore Greco.

La serata

I finalisti sono stati chiamati a misurarsi con una poesia scelta nella rosa di quelle selezionate dalla curatrice, Paola Veneto, e con una lirica a propria scelta sul tema a cui è dedicata la poetica di questa edizione del Premio, ovvero la nostalgia.

A presentarsi sul palco dieci finalisti: Debora Magliavacca BossiMatteo Micheli, Roberta Cardinale, Tomas Acosta, Chiara Battistini, Rosa Leo Servidìo,Laura Piazza, Silvia Altrui, Stefano De Bernardin e Alessandro Maserati. Di questi otto sono attori professionisti e due Roberta Cardinale e Alessandro Maserati interpreti.

La serata, a ingresso gratuito, è stata presentata dagli attori e doppiatori Alessandro Parise e Perla Liberatori, con la partecipazione del Maestro Giacomo Del Colle Lauri Volpi. Presente anche la direttrice artistica del festival Teneramente Viola Costa la quale ha sottolineato la volontà di introdurre,a poco a poco e sempre di più, il teatro nel all’interno del Festival.

La giuria tecnica ha visto la presenza del poeta Maurizio Cucchi (presidente di giuria, succede a Gabriele Lavia 2017 e Valerio Magrelli 2018) accanto a Giordano Bruno Guerri, storico e presidente del Vittoriale degli Italiani, Bruno Fornasari, regista e drammaturgo, e, come tradizione, dalla vincitrice della passata edizione, Francesca Garioni.

La poetica

«Quest’anno i partecipanti hanno raccontano un sentire comunemente noto come nostalgia, nell’originario senso della parola. Nostos, ovvero ritorno, e algos, cioè dolore. Il dolore del ricordo, quando questo è perduto; la ferita del ritorno, se non conosce una strada, o, peggio, se questa strada non esiste. Investiti dal dolore del distacco, dello strappo dello sradicamento, siamo un unico popolo, che procede a fatica e per forza spesso in direzioni che non sente mai completamente proprie.

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Com’è facile perdersi, allora. Com’è facile sbagliare. Com’è automatico non credere di potercela fare a stare bene, in una pelle che ci ritroviamo per forza e restare per sempre stranieri, per feroce ironia della sorte alla fine in senso bidirezionale, perché lo si diventa anche per sé stessi e non solo per gli altri quando si è fuori luogo, senza una “casa” sentita come tale.Nel ricordo, nel dolore del non ritorno delle cose e dei posti dell’anima, ci si ritrova in nessun luogo.

Ed ecco dunque la nostalgia, nei versi dei nostri poeti italiani contemporanei (salvo qualche rara eccezione con un piede nel diciannovesimo secolo), che potrebbero oggi perfettamente descrivere il sentimento di tutti coloro che sono lontani dalle proprie radici, dagli affetti, dalla casa intesa come pace e identità.

L’urgenza di guardare all’Uomo nella sua necessità di radicato che è invece improvvisamente ed ineluttabilmente strappato al sé più ancestrale, si fa in questo periodo storico sempre più pressante. Diversamente, l’intolleranza, l’odio, ma soprattutto l’incomprensione figliastra zoppa di una mancata empatia, produrranno danni cupamente caleidoscopici alla società in rapido e inarrestabile cambiamento» ha spiegato la curatrice artistica del premio Paola Veneto.

 

Il laghetto delle danze

Uno scenario sublime ha regalato al pubblico uno spettacolo di raffinata poesia: nel laghetto delle danze confluiscono il rivo dell’acqua Pazza e il rivo dell’acqua Savia. Fu d’Annunzio, in nome della sua passione nei confronti della musica, a volerne dare la forma a violino, in ricordo di Gasparo da Salò, inventore dello strumento. Un luogo, nell’intento del Vate, dove l’armonia sembra essere il tratto caratterizzante, un’armonia che è stata tratteggiata, nella serata dedicata alla poesia, dai versi ai quali hanno dato voce gli attori finalisti trasmettendola al pubblico fruitore.

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