Procede l’iter del nuovo piano cave, dopo la scadenza dell’ultimo nel 2015, prorogato fino al 2018

Il fabbisogno estrattivo

Necessità di nuove escavazioni che si attesta sui 18 milioni di metri cubi e che richiederà al massimo l’apertura di due nuove cave rigorosamente a secco. Questo quanto risulta in base all’analisi commissionata dalla Provincia all’Università di Brescia in merito al fabbisogno provinciale di sabbia e ghiaia.  “Il precedente piano – ha spiegato Diego Peli consigliere Provinciale con delega all’ambiente – prevedeva 54 ambiti estrattivi, 75 cave, una potenzialità pari a 70 milioni di metri cubi, 56 dei quali autorizzati, di cui solo 35 effettivamente estratti”. Constatato l’andamento edilizio, i cui volumi realizzati nell’ultimo decennio sono dimezzati rispetto al precedente, e presi in considerazione anche la manutenzione della rete viaria pubblica sul territorio provinciale e il fabbisogno indispensabile alle grandi opere infrastrutturali, nei prossimi dieci anni saranno necessari circa 44.504.444 mc di sabbia e ghiaia. A questo numero andrà poi sottratto il volume di materiale proveniente da fonti alternative, indicato in base ad una prima stima teorica sui 4 milioni, ma che potrebbe crescere in seguito alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Quanto verrà estratto realmente

Considerati i 20 milioni di metri cubi già autorizzati dal piano precedente, la necessità vera di nuove escavazioni è da considerarsi attestata sui 18 milioni di metri cubi. La questione ora è quindi decidere dove questi dovranno venire estratti. L’ipotesi più auspicabile è quella di ricavarli dai 63 milioni di mc facenti parte della disponibilità delle riserve. “Fermo restando – ha spiegato Peli – che i metri cubi effettivamente utilizzabili come superficie estraibile, in quanto sgravati da vincoli di vario tipo ridimensionano, e non di poco, la valutazione». Nel caso in cui dalla VAS risultasse però la necessità di aprire nuove cave, nessuna potrà essere aperta in acqua.

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La Consulta

Il prossimo provvedimento previsto dall’Iter per la formulazione del piano cave sarà l’istituzione di una consulta territoriale, che avrà il compito di esprimere un parere passo per passo sulle varie fasi del processo. La consulta sarà composta da: il Presidente della Provincia, o un suo delegato, tre esperti designati dalle organizzazioni sindacali di categoria, due esperti designati dalle associazioni degli imprenditori del settore estrattivo, due esperti designati dalle associazioni degli imprenditori edili, tre esperti da scegliere tra quelli designati dalle associazioni delle categorie degli operatori agricoli, quattro tecnici qualificati in materia di cui almeno uno designato dalle associazioni riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, ed il sovrintendente ai beni archeologici della Lombardia.

L’obiettivo

“Ciò che stiamo cercando di fare – ha spiegato il Presidente Samuele Alghisi – è quello di focalizzarci sulle esigenze del territorio bresciano, cercando di andare incontro a tutti gli attori, ma ponendo dei paletti, come il no secco alle esportazioni e cercare di limitare la creazione di nuovi buchi”. Le cave infatti, una volta esaurito il loro potenziale estrattivo di trasformarsi in discariche e rendere la provincia ricettiva per una moltitudine di rifiuti anche da fuori territorio.

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