Gianpietro Ghidini ha raccontato ieri sera (giovedì 17 gennaio) al cinema teatro Cristal di Salò, la sua storia e quella del figlio Emanuele.

Il ragazzo è scomparso il 24 novembre 2013 a 16 anni dopo essersi gettato nel fiume Chiese sotto effetto di Lsd.

Fondatore dell’associazione «Ema Pesciolino Rosso» (nata otto giorni dopo la morte del ragazzo), ad oggi sono oltre mille gli incontri ai quali ha preso parte e oltre 300mila i genitori e gli studenti che ha incontrato.

Perchè la sua tragedia possa salvare altri giovani.

Un racconto struggente

«Era notte fonda quando squillò il telefono: mio figlio Emanuele, di appena 16 anni, si era gettato nel fiume Chiese, a pochi passi da casa, a Gavardo, in provincia di Brescia.

Durante una festa aveva provato una pasticca di Lsd, aveva perso la testa,  – racconta Gianpietro – Si è sentito male subito, era molto nervoso e fuori controllo.

Quando è arrivato sulla soglia di casa, l’amico che era con lui, gli ha proposto di fare un giro in paese, per prendere un po’ d’aria. Così sono andati vicino al fiume.

Emanuele era fuori di se – ricorda il padre – ha iniziato a dire all’amico che doveva uccidersi e si è buttato di testa.

Chi era con lui ha cercato di trattenerlo ma non è riuscito a fermarlo.

Alle due di notte di quel gelido novembre mio figlio si è gettato nel fiume in piena».

Lo schock, il sogno e la prospettiva di una nuova strada da percorrere

«Avrei voluto buttarmi per raggiungerlo.Poi mi sono reso conto che proprio nel punto in cui Ema si era buttato, tempo prima avevamo liberato un pesciolino rosso, che si trovava nel nostro stagno e quel giorno era stato morso da una papera. Lui voleva che vivesse».

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Il corpo è stato ritrovato dopo dieci ore:

«Mi sono visto perduto. Poi ho fatto un sogno: raccoglievo Emanuele dalle acque del mare e quando mi sono svegliato avevo chiaro ciò che dovevo fare.

Così ho deciso di fondare l’associazione Ema Pesciolino Rosso e raccontare la nostra storia in tutte le scuole d’Italia».

E ai genitori dice:

«Spesso noi genitori commettiamo errori anche banali, io per primo l’ho fatto. Con Ema avevo un bellissimo rapporto, ci abbracciavamo sempre. Nell’ultimo anno però avevo deciso di andare via di casa, pensavo che i miei tre figli fossero grandi e non avessero più bisogno di me».

 

Salò è stata anche la città di Emanuele

L’evento è stato fortemente voluto da Tony Bertasio che fu allenatore di calcio di Emanuele ed oggi membro dell’associazione:

«Salò è stata vissuta da Emanuele e mi sembrava giusto, dopo aver girato tutta Italia, portare la nostra testimonianza proprio qui. Ema sarà sempre uno dei miei ragazzi che non c’è più – ha ricordato commosso».

La serata ha visto inoltre la partecipazione del professor Marcello Riccioni e di Marco Ligabue (fratello di Luciano), cantautore,  il quale ha introdotto la serata cantando «A modo tuo», la canzone che il fratello Luciano ha scritto per la cantante Elisa.

Presenti inoltre i ragazzi delle squadre calcistiche Team Out, presieduta da Maurizio Previdi e la Benaco Salò con il presidente Flavio Bonini.

 

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