I collegamenti e la collaborazione tra realtà saranno la chiave del successo della Valtellina in vista delle Olimpiadi 2026.

Numeri

Un ruolo di prim’ordine nella partita dei collegamenti  lo giocherà Regione Lombardia.  Massimo Sertori, assessore regionale a Enti locali, Piccoli Comuni e Montagna, ha infatti dettato la linea: «Ci sono in ballo interessi notevoli e serve soprattutto coerenza con le caratteristiche del territorio. Dobbiamo  essere in grado di massimizzare la vetrina olimpica, creare uno studio socio-economico di ricognizione che punti al raddoppio delle capacità turistiche sull’asse Milano-Lario-Valtellina e intercettare nuovi ambiti potenziali». Quanto alle finanze, Sertori ha spiegato: «L’evento sarà a costi contenuti, sfruttando appieno le infrastrutture esistenti. Parliamo di  360 milioni di euro, di cui 200 milioni destinati alla Lombardia. La Fondazione che gestirà l’evento avrà poi a disposizione 1 miliardo e 400 milioni per la parte corrente». Alla voce infrastrutture, invece, troviamo  il miglioramento della  Statale 38 che, dopo la variante di Morbegno,  potrà avere la tangenziale di  Tirano. Oltre all’eliminazione del passaggio a livello al termine di quella di Sondrio il cui progetto iniziale potrebbe arrivare nell’arco di qualche settimana.

Il turismo in pillole

La Valtellina conta più di 2200 strutture tra alberghiero ed extra alberghiero (400 strutture) per un totale di 40mila posti letto che si dividono tra ricettività alternativa e alberghiero tradizionale. Nel 2018 la nostra provincia ha registrato 3,5 milioni di presenze, un 5,8% in più  rispetto al 2017. Da alcuni anni questo dato è in crescita costante.  La permanenza media si attesta intorno ai 3,4 giorni e in linea con le tendenze nazionali. La composizione è per il 50% di turisti italiani (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana in primis) e 50% stranieri (Repubblica Ceca, Polonia e Germania).La vocazione turistica è prevalente in Alta Valtellina, ma anche nel tiranese la capacità ricettiva è cresciuta. Sul fronte della qualità il 50% delle strutture è tre  stelle mentre il 13% sono alberghi a quattro  stelle. Nell’ultimo anno è stato registrato un  aumento delle aperture dei quattro stelle, questo segnala una progressiva crescita qualitativa, anche se manca ancora un cinque stelle.  Dal 2015 al 2018 c’è stato un aumento di presenze in tutto l’anno con un’impennata  nella stagione estiva. L’inverno rappresenta il 60% delle presenze complessive con una permanenze media superiore, soprattutto per gli stranieri.