Macchia nel lago d’Iseo: situazione sotto controllo. Le barriere assorbenti posizionate sulla bergamasca stanno facendo il loro lavoro per quanto riguarda gli idrocarburi.

Macchia nel lago d’Iseo: situazione sotto controllo

Le violente piogge dei giorni scorsi hanno rimescolato il fondale, ma il fenomeno “è naturale e non c’è da preoccuparsi” secondo Arpa. Legambiente invece continua a segnalare, mentre le barriere di salsicciotti assorbenti posizionate sulla bergamasca fanno il loro lavoro contro gli idrocarburi che si sono diffusi nell’Oglio e nel Sebino a seguito dell’incendio della Valcart di Rogno. Le posizioni in merito ai fenomeni registrati sul lago, però sono contrastanti.

Legambiente: “Non ci sono giustificazioni”

Per il circolo di Legambiente Basso Sebino “non ci sono giustificazioni” per un fenomeno come quello registrato a seguito delle piogge del fine settimana. Una lunga macchia di colore chiaro si è allungata dall’Oglio verso Sud e per gli ambientalisti “non si tratta solo di un benedetto temporale, ma delle scorie e degli oli dell’incendio”. La fotografia aerea da cui si nota la differenza di colore dell’acqua e la presenza della macchia è stata diffusa proprio dal circolo Basso Sebino presieduto da Dario Balotta: “Una situazione di questo tipo non può essere ritenuta normale”, ha sottolineato.

Arpa: “Non ha funzionato il sistema di allerta”

Nessun allarme e una critica nei confronti del sistema di allerta. Queste le due posizioni sostenute da Arpa e relative alle chiazze iridescenti prima e alla macchia azzurrina poi registrate nel Sebino in questi giorni. “Non ha funzionato bene il sistema di allerta – ha spiegato uno dei tecnici di Regione Lombardia che si occupa del Sebino – Noi interveniamo su allertamento della sala di Protezione civile di Regione, avvisata del fenomeno solo dopo l’uscita sui giornali. Siamo intervenuti nei giorni successivi all’incendio alla Valcart di Rogno insieme ai Forestali di Pisogne: con un mezzo dei Vigili del fuoco abbiamo risalito il lago fino alla parte bergamasca di Costa Volpino e poi fino all’Oglio”.

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In quei punti la presenza organolettica era molto più tangibile. I primi esami in laboratorio d’urgenza hanno confermato la presenza di materiale chimico industriale. Da lì il collegamento alla Valcart, all’incendio, alle acque di spegnimento finite nel depuratore, negli scolmatori e nel fiume. “Il temporale ha rimescolato il fondale e i detriti del fiume sono stati tracinati con violenza nell’Oglio – ha concluso – E’ un fatto naturale quando piove e anche nel 2013 era stato registrato un fenomeno simile. Non c’è da preoccuparsi”. Non sono state registrate morie di pesci e sembra che il tutto si stia risolvendo pian piano grazie ai salsicciotti assorbenti.

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