Giovanni Battista Ruzzenenti, sindaco di Medole, di recente è stato ospite a Montichiari di Legambiente. Il fatto non è per nulla strano perché il sindaco del piccolo comune mantovano è un’autorità in fatto di impegno ambientale per il territorio del suo comune, ma anche per quello dell’Alto Mantovano e della vicina provincia di Brescia, in particolar modo Montichiari e Carpenedolo. Le sue azioni, infatti, hanno avuto e hanno ripercussioni su tutto il territorio. Non ultime le osservazioni in Regione sul Piano Regionale delle Acque.

Sindaco, di cosa si tratta nel dettaglio?

«Con l’Unione dei Castelli Morenici, che ci vede impegnati con i comuni di Solferino e Ponti sul Mincio, abbiamo pagato di tasca nostra una serie di osservazioni sul piano Regionale delle Acque perché la Regione Lombardia aveva deciso di restringere la tutela del nostro territorio che è una zona ricca di falde e, soprattutto, di pozzi con acqua pulita. Non solo, il nostro territorio, e mi riferisco di un’area che è compresa fra il Chiese e il Mincio, è particolare perché qui si ricaricano le falde. Ora, Regione Lombardia aveva proposto di restringere quest’area ai soli comuni di Medole, Castiglione, e alcune parti dei comuni di Cavriana, Guidizzolo e Castel Goffredo. Noi abbiamo studiato il problema, abbiamo presentato una serie di osservazioni nei tempi che Regione Lombardia aveva previsto, e non solo abbiamo avuto i complimenti dei tecnici della Regione, ma la stessa ha accettato le nostre osservazioni e così l’area di tutele è stata ampliata ed è tornata ad essere quella che è sempre stata, e cioè da Castel Goffredo a Ponti sul Mincio comprendendo tutto l’arco morenico e, dunque, quell’area fra Chiese e Mincio che è preziosa per l’acqua». 

Questo è un esempio dunque concreto del fatto che un sindaco e un’Amministrazione possono agire sulle decisioni che arrivano dall’alto?

«Certamente, mi arrabbio molto quando sento dei colleghi sindaci che affermano che non possiamo fare nulla. Non è vero. Serve però essere preparati. Questo è importante e fondamentale. Qui a Medole noi studiamo le questioni e poi arriviamo agli incontri preparati. Lo devo ai miei cittadini, ai miei collaboratori e in generale al ruolo che ricopro. Quando incontro i miei cittadini negli incontri annuali che facciamo nei vari quartieri (gli incontri sotto il lampione che si svolgono nel mese di giugno) io arrivo sempre con una scaletta. Sono tenuto ad essere preparato per rispondere ai miei concittadini ma anche per spiegare a loro tutto quello che si fa in comune. Non siamo un’isola felice, abbiamo i nostri problemi, ma con lavoro, passione e studio le cose si affrontano. Soprattutto quando poi si ha a che fare con questioni, come quelle ambientali, che riguardano il futuro di tutti».

Su questo aspetto anche la questione Pirossina è stata affrontata a Medole con studio e preparazione, ma la partita non è chiusa giusto?

«Il lavoro fatto sul Piano Regionale delle Acque è ovviamente legato anche al Piano Regionale dei Rifiuti perché in questo ambito si gioca la partita della Pirossina, e cioè della cava che rischia di diventare una discarica. Abbiamo già respinto tre attacchi, e sono state operazioni costose per tutti comuni coinvolti. Devo dire che qui abbiamo lavorato di concerto anche con il Comitato Anti-Discarica di Castiglione e, nell’ultima parte della vicenda, con la Provincia. Come è noto abbiamo ottenuto, questa volta, il parere escludente, che vuol dire che per cinque anni nell’ex cava non arriva una discarica. Ma, ripeto, questa è la terza volta che ci opponiamo e la mia paura è che prima o poi si arrivi al parere positivo, per questo serve agire, preparati, con un progetto che metta la parola fine a questo spettro. Come vede c’è una strategia precisa che ci fa muovere».

Sul fronte Pirossina Medole in passato ha preso una decisione importante, ora però serve agire per chiudere la partita, in che modo?

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«Il comune di Medole nel 2010 ha acquistato all’asta una parte della Pirossina che si trova in territorio del nostro comune. Abbiamo speso 4 milioni di euro. Oggi con le nuove regole economiche non potremmo neppure farlo, ma all’epoca si poteva e non ci abbiamo pensato troppo. Abbiamo bonificato quell’area dato che c’erano agenti inquinanti che intaccavano la falda che si trova sotto. E questa operazione va nella direzione di quello che dicevo prima, e cioè il dovere che abbiamo come amministratori di tutelare il nostro territorio per chi ci vive ora e per chi ci vivrà. In quest’ottica, dunque, in quell’area abbiamo costruito un parco di pannelli fotovoltaici con i quali facciamo energia pulita, la vendiamo e con i ricavi paghiamo il mutuo e teniamo basse le tasse del comune. Come vede, un sindaco può fare molte cose, ecco perchè mi arrabbio con chi sostiene il contrario. Entro agosto, ora, dobbiamo presentare in Regione un progetto credibile di pubblica utilità che ci consenta di poter intervenire sull’altra parte della Pirossina. Il fatto che lì ci sia una falda, e che il nostro territorio è prezioso per la ricarica delle falde, ci fa convergere su un progetto che è sostenibile e utile a tutto il territorio. Nella cava si può creare una vasca di laminazione. Il nostro territorio è stato martoriato dal cemento. Quando piove i comuni a valle di Castiglione rischiano di allagarsi. La vasca di laminazione ovvierebbe a questo problema. Non solo, fatta quella l’acqua raccolta andrebbe pulita, per la stessa logica di prima. Per questo riteniamo che oltre alla vasca di laminazione serva creare una centrale di fito-depurazione. Sono progetti sostenibili che un territorio come il nostro può affrontare e sostenere, ma serve muoversi in fretta e, soprattutto, farlo con preparazione e conoscenza dell’argomento».

L’Alto Mantovano è una risorsa idrica preziosa da tutelare?

«Se lei pensa che qui nel nostro territorio nascono tre corsi d’acqua, e cioè il Vaso Gozzolina, la Seriola Marchionale e la Seriola Piubega, che scorrono e arrivano al Mincio che, come è noto, confluisce poi nei laghi di Mantova. Sappiamo che i laghi sono in pessime condizioni. Dunque, abbiamo il dovere qui a monte di pulire l’acqua e mandarla pulita fuori dai nostri territori. Una discarica alla Pirossina sarebbe un gravissimo pericolo per le falde. Non solo, qui abbiamo pozzi di acqua pulita, buona da bere senza dover essere trattata. Ne abbiamo due a Medole e uno a Guidizzolo. Nella zona fra Chiese e Mincio ce ne sono altri, ma contengono arsenico naturale, e cioè che non deriva da inquinamento ma dalla composizione del terreno. Questo vuol dire non solo che qui l’acqua è buona, ma è anche preziosa. Allora serve una strategia precisa che ci consenta di tutelare questo bene prezioso che abbiamo e che è di tutti e di tutto il territorio».

Tutela, ma anche cambio di mentalità dunque?

«Sicuramente. Le faccio un esempio in chiusura. Noi a Medole abbiamo vietato le centrali a biomassa e a biogas con una norma che è stata approvata dal Comune, Provincia e Regione.

Non si possono fare questi impianti nell’arco di 5 km da edifici sensibili come scuole. Di fatto, non si fanno nel territorio di Medole. L’acqua è preziosa, il mais necessita di molta acqua per crescere. Quindi, sprechiamo acqua per poi incenerire il mais? Penso che non abbia alcun senso. Abbiamo bisogno di energia pulita ma non di questo tipo di energia che è dannosa perché consuma acqua e risorse alimentari. Un mio concittadino mi ha appena detto che ha piantato ceci al posto del mais, sa perché? Hanno bisogno di poca acqua per crescere».