L’accusa è di aver “taroccato” le relazioni sulle emissioni in atmosfera e, al termine di un’indagine condotta dai carabinieri del Noe di Brescia coordinati dal sostituto procuratore del Tribunale di Bergamo Fabrizio Gaverini, nei guai è finito un 52enne, titolare di una società di consulenza

Le relazioni sulle emissioni in atmosfera

Nei guai è così finito A.E., 52 anni, destinatario di una misura cautelare relativa al divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese 9 mesi. L’indagine è iniziata nel maggio 2018 a seguito di denuncia presentata dall’amministratore
di una società della provincia di Bergamo specializzata in prove di laboratorio sulle varie matrici quali terra, aria, acqua, rifiuti ed altro, che segnalava diverse alterazioni di referti analitici redatti in tema di emissioni in atmosfera per conto della società di consulenza ambientate gestita da A.E.. I successivi accertamenti delegati dalla Procura di Bergamo e sviluppati dai militari del N.O.E. di Brescia hanno confermato come i rapporti di prova delle analisi relativi ai punti di emissione aziendali erano stati modificati prima che la società li trasmettesse al cliente (una fonderia di Orio al Serio ) per il successivo inoltro all’Ente competente (ARPA Lombardia – Dipartimento di Bergamo). La conseguente perquisizione effettuata presso la società di consulenza consentiva ai militari di accertare che quanto denunciato si collocava all’interno di un collaudato modus operandi riferibile all’azienda gestita da A.E.

I precedenti

L’indagine evidenziava altre relazioni redatte su richieste di clienti per l’assolvimento degli obblighi autorizzativi ex art.269 del d.lgs 152/06 in tema di emissioni in atmosfera contenenti prove analitiche del laboratorio falsificate; si evidenziava in particolare l’alterazione del numero delle campionature effettuate per ogni membrana, venivano modificate data e orari dei campionamenti ed aggiunti dati inventati per
“generare” un maggior numero di valori analitici, il tutto finalizzato a diminuire i costi relativi alle analisi sia in termine di materiali impiegati che di risorse umane così incrementando il profitto per l’azienda. Il tutto veniva ottenuto da A.E. anche attraverso il sistematico ricorso alle minacce ai dipendenti, giovani professionisti per lo più neo laureati facilmente asservibili alle direttive per la paura del licenziamento, sottoposti ad un clima di costante pressione psicologica di timore e costrizione. La perquisizione metteva in luce come A.E. una volta interrotti i rapporti con il laboratorio, probabilmente per le vicende di falsificazione rappresentate, avesse attivato una nuova
collaborazione con altra società, questa volta della provincia di Brescia, per l’effettuazione delle analisi, senza però cambiare modus operandi in termini di alterazione delle date, rilievi ed invenzione dei dati analitici, il tutto finalizzato a monetizzare il più possibile gli introiti illeciti. Complessivamente sono 11 1 le relazioni contenenti referti falsificati predisposte dalla società di consulenza a favore di altrettante aziende indotte in errore sulla veridicità degli atti, così determinandole ad attestare falsamente ad ARPA dati sulle emissioni in atmosfera.

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