Ha generato discussioni che accompagneranno gli interessati a vario titolo nel corso delle prossime settimane: il rappresentante del governo ha infatti annunciato che entro la fine dell’anno l’esecutivo vorrebbe approvare una legge che impone uno stop nei weekend e nei giorni festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali. Uno stop non assoluto, bensì soggetto a turnazioni non ancora ben identificate, che ma non sembra essere sufficiente a calmare le opposizioni di tutti coloro i quali non vedono di buon occhio un simile contenimento delle aperture “selvagge” domenicali.

Sul perché il governo avrebbe intenzione di porre un simile veto alle aperture festive, non vi sono grandi dubbi. È lo stesso ministro Di Maio a sottolineare come l’orario degli esercizi commerciali non possa più essere liberalizzato come precedentemente introdotto dal governo Monti, poiché in questo modo “si sta distruggendo la famiglia italiana”. Di qui, l’intuizione di ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e di chiusura, liberando più tempo ai lavoratori e agli imprenditori, per poter rimanere con i propri cari.

Qualche giorno fa, il provvedimento è stato meglio esplicitato durante un’intervista che ha introdotto alcuni dettagli di rilievo, affermando che – ad esempio – la chiusura non sarà totale, poiché rimarrà aperto il 25% degli esercizi commerciali, permettendo dunque a chi lo vorrà di poter disporre di un posto dove andare a fare la spesa. Ma chi deciderà la turnazione? A scegliere chi aprirà e chi chiuderà, domenica dopo domenica, sarà la legge e il sindaco, di concerto con i commercianti.

Chiarito quanto sopra, non mancano i detrattori e coloro che criticamente affermano che, in fondo, questa decisione potrebbe mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. La stessa Codacons rammenta come 12 milioni di italiani abbiano l’abitudine di fare acquisti la domenica, e i giorni festivi spesso rappresentano l’unica occasione per tante persone di potersi dedicare alle compere. Privarli di questa possibilità – commenta il presidente Carlo Rienzi – significa pertanto dirottare gli acquisti dei consumatori verso l’e-commerce, che a differenza dei negozi tradizionali non potrebbero subire alcun vincolo.

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Dunque, una simile proiezione di legge potrebbe in fin dei conti avere come conseguenza solo quella di “spostare” le abitudini di acquisto degli italiani, trascinandole dai negozi fisici alle piattaforme online come quella di Livingo, che peraltro godono già di ritmi di sviluppo ben rosei, essendo da tempo una delle destinazioni preferite per convenienza, varietà di assortimento, puntualità di consegna.

Sempre in base alle previsioni condotte dal Codacons, il settore delle vendite online, che cresce in Italia di un ritmo in doppia cifra (il 13,6% a luglio, su base annua) e che nel 2017 ha registrato un giro d’affari di 23,6 miliardi di euro, potrebbe dunque essere l’unico a beneficiare delle chiusure domenicali dei negozi, con incremento del giro d’affari di 2,7 miliardi di euro solo nel primo anno.