“Il Decreto Scuola che contiene la norma con cui si consente ai Comuni di assicurare il trasporto scolastico gratuito, a condizione che venga rispettato l’equilibrio di bilancio, è in stallo dal 6 agosto scorso. Ma Anci Lombardia non smette di vigilare e auspica che al più presto si proceda all’approvazione. Una norma così rilevante per le famiglie non può essere dimenticata o rimandata ulteriormente”. Così si esprime Pierfranco Maffè, presidente dipartimento Istruzione di Anci Lombardia in merito alla complessa questione che vede a rischio uno dei servizi più apprezzati e utilizzati tra quelli offerti dai comuni. Già. Perché la riapertura delle scuole si avvicina e ancora non è chiaro chi e in quale misura dovrà pagare il servizio scuolabus.

Dal 6 agosto, una lunga attesa per l’approvazione

Questi i fatti: la Corte dei Conti del Piemonte ha dichiarato che il trasporto con lo scuolabus è un servizio a domanda individuale e non di trasporto pubblico locale, facendo in questo modo ricadere i costi sull’utenza e non sulle casse comunali. Una decisione che per le famiglie residenti nei piccoli Comuni, soprattutto montani, rappresenta un aggravio non indifferente: qui spesso c’è un unico plesso scolastico per servire varie frazioni distanti tra loro parecchi chilometri e c’è il rischio concreto di uno spopolamento.
L’art.5 del Decreto Scuola ha rimediato, prevedendo che la quota di partecipazione diretta dovuta dalle famiglie per l’accesso ai servizi di trasporto scolastico possa essere, in ragione delle condizioni della famiglia e sulla base di una delibera motivata, “inferiore ai costi sostenuti dall’ente locale per l’erogazione del servizio, o anche nulla“. La condizione imposta ai Comuni per garantire i costi contenuti o la gratuità del servizio è il rispetto dell’equilibrio di bilancio. Ma visto che l’approvazione è avvenuta con la formula ‘salvo intese’, avrebbe dovuto concretizzarsi in un testo finale per approdare in Gazzetta Ufficiale entro il 28 agosto, in tempo per la ripresa dell’anno scolastico. La crisi di Governo, al momento in cui scriviamo non ancora risolta, ha però messo tutto in stand by.

Giachi: “Rischio paralisi per il servizio comunale”

“Ancora una volta non si fa il minimo sforzo per comprendere che cosa sia concretamente il servizio pubblico offerto ai cittadini. E inoltre si interpreta in modo sbagliato la nozione di servizio pubblico confondendola con l’idea di un servizio a copertura pubblica integrale”, ha commentato Cristina Giachi, presidente della commissione Istruzione, politiche educative ed edilizia scolastica dell’ANCI e vicesindaca di Firenze. Che prosegue: “Nessun servizio di trasporto pubblico è configurato in questo modo. Stabilire per legge che non possa essere prevista una tariffa come contributo per la copertura del costo di esercizio del servizio di scuolabus significa paralizzare il servizio comunale. E siccome in tutti i Comuni italiani tale servizio è organizzato prevedendo una tariffa a contribuzione e mai a copertura del servizio, la mancata approvazione del decreto rende inadempienti e perseguibili le amministrazioni comunali”. “Auspichiamo – conclude Giachi – che l’eventuale prossimo governo possa risolvere, al più presto, questa situazione di stallo”.
Il Sole 24 Ore, intanto, ha fatto i conti in tasca ai Comuni, evidenziando che Bologna spende complessivamente per il servizio circa 530 mila euro annui a fronte di entrate dagli utenti per circa 270 mila annui, con una copertura di fatto del 50 per cento. A Milano si scende al 5% (53mila euro di introiti – destinati quest’anno a salire a 100mila – a fronte di un milione di costo).