Lavoro in nero e caporalato: chiuso un laboratorio tessile.

Blitz

Un altro laboratorio tessile gestito da cinesi chiuso dalla “Task Force” voluta dal Prefetto e dal Comando Provinciale dei Carabinieri contro il lavoro nero. Il blitz è scattato nella tarda serata di ieri in un laboratorio tessile di Medole. I Carabinieri delle Stazioni di Guidizzolo, Castel Goffredo e Monzambano, in collaborazione con i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Mantova e di personale dell’Ats Valpadana, Inail, Inps, hanno rintracciato 7 operai di nazionalità cinese, tutti impegnati nel confezionamento di capi d’abbigliamento (pantaloni e cappotti) .

Lavoratori sottopagati

Nel laboratorio era presente il titolare, Y.Y. 45enne ed il fratello Y.Y., più piccolo di quattro anni, incaricato di controllare la manovalanza per il regolare svolgimento delle attività. All’atto del controllo gli operai, che  stavano lavorando, sono risultati in regola con i documenti per la permanenza nel territorio nazionale e con il contratto di lavoro, tranne uno che pertanto era impiegato in nero. Ascoltati dai carabinieri hanno tutti dichiarato di lavorare mediamente 9-10 ore al giorno e di percepire una paga di circa 4 euro all’ora, pertanto di molto inferiore alla paga prevista dal contratto di categoria nazionale.

L’arresto e le sanzioni

Per quanto accertato, i militari hanno proceduto all’arresto del titolare Y.Y. e del fratello Y.Y., entrambi di nazionalità cinese, ritenuti responsabili di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (lavoro nero e caporalato). L’Ispettorato del lavoro ha inoltre provveduto a contestare sanzioni amministrative per complessivi 4000 euro. A loro carico, a cura degli uffici Inail e Inps, seguirà anche il recupero dei contributi mai versati nei confronti dell’operaio risultato senza contratto di lavoro. Il laboratorio, tutti i macchinari e i capi di abbigliamento pronti per essere commercializzati, per un valore complessivo di circa 70mila euro, sono stati sottoposti a sequestro.

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Le condizioni dei lavoratori

Anche in questo caso, gli operai vivono e lavorano nello stesso immobile, dove vengono ricavate precarie stanze da letto, locali adibiti a cucina e bagni comuni, dove uomini e donne vivono in condizioni igieniche più che discutibili. Per quest’ultimo aspetto saranno effettuati specifici accertamenti da parte dell’ufficio competente dell’ATS Valpadana e dell’ufficio Tecnico comunale.  Anche l’operazione di ieri si prefigge, come peraltro tutte quelle svolte sino ad ora, di rendere più sicuri, protetti ed affidabili i luoghi di lavoro, in un’ottica di quotidiana tutela tesa garantire diritti e dignità dei lavoratori, purtroppo ancora troppo spesso ignorate in questo settore.

 

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