Oggi, sabato 11 novembre, in alcuni paesi della Provincia bresciana e mantovana si festeggia “San Martino”, l’antico modo di dire usato sul territorio a vocazione agricola della pianura padana. Significa “cambiare lavoro e luogo di lavoro” o, in senso più ampio, “traslocare”.

San Martino Oggi si festeggia l’antico trasloco

L’origine dell’espressione “Fare San Martino” risale ad alcuni secoli or sono e aveva un riscontro pratico sino a qualche decennio fa, quando una significativa parte della popolazione attiva della pianura padana era occupata nel settore agricolo in qualità di braccianti o mezzadri.

“L’istat de san Martì la düra tre dé e ‘n puninì”

L’anno lavorativo dei contadini terminava agli inizi di novembre, dopo la semina. Qualora il datore di lavoro, proprietario dei campi e della cascina, non avesse rinnovato il contratto con il contadino per l’anno successivo, questi era costretto a trovare un nuovo impiego altrove, presso un’altra cascina. All’epoca, in assenza di efficienti mezzi di trasporto, il lavoro era organizzato in modo tale che il contadino abitasse sul luogo di lavoro in un’abitazione messa a disposizione dal padrone del fondo agricolo. Un cambio di lavoro comportava quindi un trasloco per il contadino e la sua famiglia. La data scelta per il trasferimento, per tradizione e per ragioni climatiche (estate di San Martino), era quasi sempre l’11 novembre, giorno in cui la Chiesa ricorda San Martino di Tours.

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Perchè San Martino un tempo si svolgeva in piazza

In molte località, la piazza dove contadini e proprietari si ritrovavano in tale data al fine di stipulare i contratti per l’anno seguente era spesso quella di fronte all’omonima chiesa o ha preso successivamente il nome di “piazza San Martino”.

 L’11 novembre diventava così il giorno dei traslochi e “fa ‘l san Martì”

Anche se al giorno d’oggi il “fare San Martino” è venuto meno, purtroppo, d’altro canto, questo è avvenuto perchè i paesi si sono svuotati a favore dell’industrializzazione delle città. Molti agricoltori, contadini, mezzadri e braccianti non vedendo fruttare il loro duro lavoro nel periodo della grande migrazione si sono trasferiti in città o all’estero per un migliore tenore di vita.