Le abbiamo viste bruciare fin da bambini nel territorio della provincia bresciana. Abituati che a metà quaresima ci si ritrova in torno al falò per “bruciare la vecchia”, ci siamo mai chiesti da dove arriva il rituale?

Bruciare la vecchia, il vecchione, il bestiame

Non c’è cultura che abbia attraversato la nostra penisola che non avesse un qualche tipo di rituale legato al falò. Dal rogo del vecchione che si fa a Capodanno a Modena e Bologna, al rogo del Battiston a La Spezia, il giorno di San Giovanni Battista (a metà estate).Ma, più vicino e simile a noi, sull’appennino piacentino c’è il rogo del 19 marzo, in onore di San Giuseppe. Poco prima dell’equinozio di primavera, nel piacentino si brucia infatti un fantoccio che simboleggia il freddo e le privazioni dell’inverno.

Spaziando con i confini geografici, gli esempi si sprecano: dal rogo di San Patrizio in Irlanda (17 marzo), alle pire sacrificali di moltissimi popoli antichi, sulle quali veniva immolato il bestiame per gratificare gli dei. Ma il fuoco serve anche a bruciare i cadaveri, come accade per la pira celtica e greca.

Il rito “apotropaico” e la purificazione

Gli antropologi lo chiamano “rito apotropaico”. Significa, un rito che scongiura la negatività bruciando, distruggendo o rappresentando elementi maligni. Bruciare la vecchia significa non solo prendersi una pausa dalla quaresima, un periodo di privazioni e di “fioretti”. Significa anche bruciare tutto il male sul rogo, e lasciarselo alle spalle.

Non va dimenticato che in alcuni contesti il rogo era purificatore: senza andare a scomodare i rituali celtici, che amano molto il fuoco, basta pensare all’origine del nome “Febbraio”. In latino “Februarius”, che ha origine dal verbo “februo”, purificare.

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La vecchia nel nostro territorio

Nonostante il peso di tutte queste tradizioni, bruciare la vecchia nel nostro territorio diventa molto spesso una piacevole occasione di incontro. E’ il caso di Calcinato e di Borgosotto di Montichiari, che sfruttano la celebrazione come occasione festiva e come stacco dalla Quaresima, per chi osservasse il periodo di “magro”. Così anche a Castenedolo e Visano.

In altri casi la “vecchia” viene addirittura processata, a memoria dei processi ereticali dei secoli passati: è il caso di Ospitaletto e di Borgo San Giacomo, ma anche di Castrezzato e di Manerbio.

E non mancano, come nella più pura tradizione del falò purificatore, i paesi che bruciano insieme al fantoccio i malanni dell’anno: sono Travagliato, che brucia l’egoismo, ma anche Castegnato, che unisce il rogo alla celebrazione della festa della donna, e brucia tutte le violenze, così come Orzinuovi. A Erbusco invece i bimbi bruciano le proprie paure.

Adesso che ci siamo lasciati alle spalle i malanni, siamo pronti per la primavera.