Cigni agonizzanti sul Garda

Dieci giorni fa al Cras La Fenice, il Centro recupero animali selvatici di Lazise, era stato portato un esemplare agonizzante in evidente difficoltà da Cisano. A notare l’animale alcuni passanti che in poco tempo hanno avvertito la Polizia Locale. Nonostante la tempestività dell’intervento, però, l’esemplare (un adulto maschio) è morto. Inutili sono state le 48 ore di ricovero nel centro specializzato.

Le cause

Secondo gli esperti non ci sarebbero lesioni esterne o interne. A sospettare la presenza di un batterio tuttavia la segnalazione, pochi giorni dopo, di un secondo esemplare agonizzante sulle rive di Bardolino. L’ipotesi è che l’esemplare avvistato possa essere l’esemplare femmina che accompagnava il primo cigno (sono animali monogami) e che anch’essa fosse sofferente della stessa causa che ha ucciso primo. Purtroppo non si è riusciti a recuperare l’esemplare ma a suffragare questa ipotesi vi è il ritrovamento di due cigni cuccioli “abbandonati”, probabile causa della perdita di entrambi i genitori. I due cuccioli sono stati soccorsi sempre dal Cras e verranno rilasciati presumibilmente col primo cambio di piumaggio, quando saranno autosufficienti.

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L’ipotesi del batterio

Ad uccidere il cigno potrebbe essere stato il botulino e, sempre secondo l’ipotesi formulata, anche l’esemplare femmina potrebbe esserne affetta essendosi nutrita del medesimo alimento contaminato del maschio. Il batterio killer in passato ha già colpito sul Garda e le condizioni di quest’anno (livelli bassi delle acque, stagnazione, basso ricambio e scarsa ossigenazione) avrebbero potuto favorirne lo sviluppo e il rilascio di tossine. Difficile stabilire con certezza le cause, il botulino è rilevabile più facilmente negli esemplari vivi, fatto sta che la grande morìa dello scorso anno di cigni e gabbiani, oltre alla sintomatologia, farebbero pensare al batterio killer. Gli esperti assicurano che non esistono rischi di contagio per l’essere umano.