La bonifica della Caffaro è entrata nel dibattito politico per le elezioni regionali in Lombardia. Il tema è stato sollevato dal candidato governatore del Movimento 5 Stelle, Dario Violi.

Bonifica Caffaro

E’ da anni che si parla della necessità di una bonifica della Caffaro e dei terreni circostanti; nell’opinione pubblica un particolare interesse è nato nel 2013 dopo che Presa diretta aveva dedicato una puntata alla Caffaro e alle zone circostanti la città.

Le parole del candidato governatore

dario violiVioli, presente in città per un giro di incontri con aziende e realtà del territorio si è fermato proprio davanti all’azienda per ricordare quanto sia prioritaria la bonifica del sito.

“Da anni i politici di professione promettono soldi per le bonifiche della Caffaro, vanno a Roma, e, rientrati in Lombardia, li buttano in infrastrutture inutili e non in bonifiche e qualità della vita dei cittadini. Il terreno è completamente contaminato e la PCB scende nella falda. Tutto il bresciano ha un’incidenza di tumori altissima. La nostra priorità è la tutela della salute pubblica”.

Breve storia della Caffaro

La Caffaro ha chiuso i battenti negli anni Ottanta, ma non si è smesso di parlare dell’azienda, anzi, l’interesse è aumentato. L’azienda produceva PCB, noto inquinante reso vietato in Italia nel 1983.

La bonifica della Caffaro, dal costo di miliardi di euro, dovrebbe coinvolgere tutti i terreni circostanti e proteggere le falde acquifere dagli inquinanti.

Persino l’Ats, allora Asl ha emesso una guida al cittadino sul caso Caffaro, dove spiega la storia dell’inquinamento della zona:

I policlorobifenili, cioè i PCB , sono stati, a partire dal 1938, tra i prodotti che hanno caratterizzato la produzione dell’azienda Caffaro. Per le loro caratteristiche di stabilità chimica e per la diffusione del loro utilizzo, i PCB si sono sempre più accumulati nell’ambiente per effetto, oltre della loro produzione, anche della dispersione di materiali o manufatti che li contenevano. Contestualmente alla produzione dei PCB e successivamente alla sua interruzione si sono via via prodotti rifiuti contenenti PCB: questi sono all’origine della persistente contaminazione ambientale anche in aree molto distanti da quelle di produzione. L’azienda Caffaro ha terminato la produzione di PCB nel 1984, ha cessato la produzione autonoma del cloro nel 1997, e con essa l’impiego del mercurio.  La produzione dei composti chimici suddetti ha provocato una contaminazione dei terreni sottostanti da PCB, diossine, furani, mercurio, arsenico, tetracloruro di carbonio (di questi composti il mercurio e l’arsenico non entrano nella catena alimentare); lo scarico delle acque industriali nelle rogge e la pratica di irrigazione per scorrimento nella zona agricola hanno determinato la diffusione degli inquinanti nei suoli a sud dell’azienda. Anche il rimaneggiamento e la movimentazione dei suoli nella zona sud est dello stabilimento Caffaro ha contribuito alla diffusione dell’inquinamento.