Cinquemila ristoranti in mano alle agromafie

Sono almeno cinquemila i ristoranti che sono in mano alle agromafie.  Approfittando della crisi economica, esse penetrano in modo massiccio e capillare nell’economia legale. E’ quanto ha affermato la Coldiretti in relazione alla maxioperazione della Dda di Catanzaro nei confronti dal clan Farao-Marincola di Cirò Marina. Secondo gli investigatori il clan era riuscito a strutturare un’ampia rete commerciale in grado di imporre a ristoranti e pizzerie l’acquisto di diversi prodotti del crotonese.

Come funzionano le agromafie

Ricattando o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero, le organizzazioni criminali garantiscono uno sbocco al business delle agromafie.  Un giro d’affari che nel 2017 è salito a 21,8 miliardi di euro  nella filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita. Dati dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata nell’agroalimentare che controlla il fenomeno. “Le agromafie – ha denunciato la Coldiretti  – condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati e della ristorazione, l’esportazione del vero o falso Made in Italy”.  In questo modo la malavita distrugge la concorrenza, il libero mercato e anche l’imprenditoria onesta.

Leggi anche:  Approvato il regolamento per i beni confiscati alle mafie a Cologne

Una battaglia da portare avanti

L’agroalimentare è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita. “Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono  migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto a casa e al ristorante”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.