Una condanna e due patteggiamenti, questi i primi pronunciamenti del Tribunale in merito a quanto accaduto nell’aprile del 2015 a Pessano con Bornago.  Torna di attualità il nome di Klodia Elezi, il 21enne albanese residente a Chiari, morto nel cantiere Teem al confine tra Pessano e Caponago.

Morto per negligenza delle società

Una condanna con rito abbreviato  e due patteggiamenti per omicidio colposo, più tre rinvii a giudizio per la morte del ragazzo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il ragazzo precipitò al suolo da un ponteggio privo di parapetti e quindi non in sicurezza. Come se non bastasse, il 21enne era sprovvisto del materiale necessario alla protezione individuale. Niente, casco o cinture e, ad aggravare la situazione, la scelta di metterlo a lavorare senza prima avergli fatto frequentare alcun corso di formazione.

Rabbia e dolore

Nel aprile del 2015 a lavorare in quel cantiere con lui c’era anche il fratello. Grande la rabbia degli operai che, impotenti, hanno assistito alle operazioni di soccorso. Ma fu tutto inutile. I genitori del ragazzo chiesero giustizia, ma non si sono costituiti parte civile in quanto l’assicurazione delle società coinvolte ha già liquidato il dovuto.

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Dibattimento a febbraio

Il 6 febbraio si tornerà davanti a un giudice per il dibattimento. Quello di Klodian è solo una delle centinaia di morti sul lavoro che quotidianamente si verificano in tutta Italia. Il giudice, però, ha usato parole molto dure nei confronti delle società finite alla sbarra: “Avrebbero tratto vantaggio e risparmiato denaro non fornendo adeguate attrezzature di protezione”.

Morto nel cantiere Teem sono arrivate le condanne